Psicometria e “test criteriali”

Santo Di Nuovo



Il concetto di “psicometria”, e quelli di attendibilità e validità ad esso connessi, negli anni recenti sono stati oggetto di dibattito nella letteratura specializzata per finalizzarli all’uso diagnostico in alcuni ambiti della ricerca psicologica e delle sue applicazioni.

Il termine stesso “psicometria” riporta alla centralità del “metro” e della “norma”: ma quale “norma” è possibile in alcuni settori, ad esempio in popolazioni con disfunzioni neuropsicologiche o ritardo mentale, o più in generale con deficit cognitivi o psichici? Il metro che si riferisce ai soggetti “normali” ne consente la collocazione nosografica, ma dice poco rispetto alle potenzialità residue ed a ciò che va stimolato e “abilitato”. In alternativa, occorre definire una norma all’interno di fasce del deficit stesso, in base alla quale confrontare le prestazioni dei singoli soggetti?

Nel caso dei deficit neuropsicologici, è stato sottolineato (Capitani, 1997) che è necessario differenziare tra scopi diagnostici rispetto alla normalità o non normalità e accertamento della capacità del soggetto di padroneggiare certi compiti. In questo senso è utile avere anche “criteri” riferiti a specifiche patologie con cui confrontare le prestazioni del caso in esame.

Nel caso del ritardo mentale la situazione assume aspetti paradossali: una persona viene definita “in ritardo” rispetto alla normalità dello sviluppo cognitivo e sociale, in base a criteri desunti soprattutto da test psicometrici, e di questi test si ricerca poi una “norma” all’interno di quella popolazione che mediante il loro contributo è stata definita. Il riferimento a questi criteri normativi ha senso solo se utilizzato per programmare una riabilitazione più mirata e di verificarne l’efficacia mediante un confronto in diversi periodi temporali.

Altro problema strettamente connesso è il rapporto fra età cronologica e prestazioni cognitive, che sta alla base della definizione delle “norme” di molti test psicometrici e che si pone in termini diversi quando età cronologica ed età di sviluppo psichico sono per definizione distanti tra loro.

   
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Santo Di Nuovo

Professore Ordinario di Psicologia presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università degli Studi di Catania. Già Preside della stessa Facoltà

s.dinuovo@unict.it

   
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