Checklist per l'Analisi e la Programmazione Informatizzata del Ritardo evolutivo (CAPIRE)

Paolo Moderato,  Lucio Moderato


Il lavoro che sta alla base dello sviluppo della nostra Checklist per l'Analisi e la Programmazione Informatizzata del Ritardo Evolutivo (CAPIRE) iniziò nella seconda metà degli anni Ottanta, un periodo in cui il problema handicap e disabilità era da pochi anni passato dall'attenzione esclusiva degli addetti ai lavori a quella del grande pubblico. Il Ministro della Pubblica Istruzione dell'epoca, la senatrice Falcucci, nel 1977 era riuscita a far diventare legge dello stato una proposta che apriva la scuola dell'obbligo anche alle persone che fino a quel momento erano rimaste confinate nelle cosiddette classi "speciali". Si trattava dei soggetti, come si diceva a quel tempo, "handicappati", una categoria che comprendeva persone con le più svariate disabilità, da quelle motorie, a quelle percettive, a quelle psichiche.

La legge sollevò molti entusiasmi e anche forti resistenze, come è ovvio aspettarsi quando si verifica un cambio di tale rilevanza sociale ed educativa. L'entusiasmo era ovviamente motivato dalla carica di apertura democratica, sociale ed educativa che la legge portava con sé: molti Paesi anche con tradizioni educative avanzate sono ancora alle prese con il problema dell'inserimento e ci invidiano quella legge e i cambiamenti che essa ha prodotto.
La principale ragione di critica riguardava la passività del processo di cui erano oggetto le persone disabili: l'obiettivo dell'inserimento scolastico, la socializzazione, non veniva perseguito direttamente ed attivamente ma lasciato ad un malinteso senso di spontaneità e naturalezza. Con una battuta, la socializzazione era considerata un po' come abbronzarsi: basta esporsi per ottenere l'effetto. I fatti dimostrarono che non era così.
Un altro problema, legato al primo, era il grado di fruizione delle occasioni educative da parte di alcuni soggetti, in particolare quelli con disabilità cognitive. Contenuti e metodi di insegnamento disegnati su soggetti in possesso di normali capacità "mentali" non potevano andare bene anche per soggetti che, soprattutto all'inizio del processo di inserimento, erano un universo molto vario, in cui si poteva trovare il bambino con sindrome di Down seguito dai genitori ed inserito fin da piccolo in un percorso di riabilitazione e il ragazzo di 12 anni con un ritardo mentale grave che si confrontava per la prima volta con i "normali".

   
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Paolo Moderato

Docente di Psicologia dell’apprendimento e della memoria, di Ricerche psicosociali sul consumatore, di Complex Systems’ Psychology e Psicologia della comunicazione artistica presso la IULM di Milano. Già Direttore del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Parma

paolo.moderato@iulm.it

   
 

Lucio Moderato

Psicologo e psicoterapeuta, è Direttore dei Servizi extramurari dell’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone

   
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