L’editore di test come attore scientifico e culturale, oltre che economico


Jacopo Tarantino

Direttore Editoriale di Giunti O.S. Organizzazioni Speciali, Direttore del Bollettino di Psicologia Applicata.

j.tarantino@giuntios.it

Il ruolo dell'editore è di permettere all'autore di farsi leggere. Nell'archivio storico di Giunti O.S. Organizzazioni Speciali, recentemente sistemato nella sede di via Sarpi, sono raccolti quasi quattrocento test pubblicati (il primo nel 1953). Sembrerebbe dunque che Giunti O.S. non solo abbia permesso agli autori di test (originali o adattamenti) di mettere a disposizione il frutto del proprio lavoro intellettuale di professionisti ed utilizzatori, ma che rappresenti essa stessa un pezzo importante della storia della psicologia applicata in Italia.
Dal oltre cinquant'anni Giunti O.S. è una "bestia" strana, un'azienda con finalità commerciali ma al tempo stesso promotrice o coinvolta in prima persona in attività di ricerca scientifica; società che mira al profitto ma che è anche punto di riferimento etico nell'utilizzo degli strumenti che essa stessa produce; "privato" attento agli stimoli che provengono dal mercato ma pure diffusore di cultura e scienza. La storia del testing italiano, è quasi ovvio affermarlo, è strettamente intrecciata a quella di Giunti O.S. È stata Giunti O.S. a introdurre questa metodologia nel nostro paese, è stata Giunti O.S. a permetterne l'affermazione. È successo in tutta Europa, non è una peculiarità italiana: alla fine della guerra, una tecnica nata in Europa decenni prima - con un'impostazione analitica e riformulata in termini quantitativi dagli americani per un utilizzo di massa - è rientrata nel Vecchio continente per far fronte ai problemi di un'industrializzazione che, richiedendo personale qualificato e specializzato, aveva bisogno di strumenti di selezione oggettivi e affidabili.
Anche negli Stati Uniti il legame fra ricerca ed industria editoriale è sempre stato strettissimo (basti pensare che David Wechsler ha lavorato, all'inizio della propria carriera, per la Psychological Corporation, il più importante editore di test psicologici al mondo e ancora il produttore - sotto la nuova denominazione di Harcourt Assessment - delle sue scale d'intelligenza e memoria).

Questo scambio fra Europa e Nord America ha permesso da una parte il sorgere di una comunità internazionale del testing, scientifica e professionale, dall'altro di porre - da subito - la questione della cross-culturalità. Se i test sono uno strumento di misura, non lo sono però nel senso delle scienze esatte, ma piuttosto in quello delle scienze naturali e demografiche che si basano su inferenze probabilistiche. Sono inoltre strumenti culturali, nel senso che dipendono da fattori culturali (la lingua, il contesto socioculturale e - potremmo dire - la "forma mentis" che ne è l'espressione, nei quali il test è stato sviluppato), nonostante i numerosi tentativi di sviluppare misure culture-free. Di qui la necessità dell'adattamento, dell'aggiustamento degli item (soprattutto nei questionari di personalità e nelle scale d'intelligenza) e degli studi di validazione cui un test, sviluppato in un'altra lingua, è sottoposto una volta tradotto. E fin dall'inizio, i test pubblicati da Giunti O.S. - se traduzioni - sono veri adattamenti, con dati sulla validazione e norme di standardizzazione, magari preliminari, spesso non esaurienti, talvolta del tutto insufficienti, ma comunque indice di un'attenzione scientifica e culturale all'opera che deve essere pubblicata. Rari sono i casi in cui un test è stato pubblicato senza una taratura anche iniziale.
Questa preoccupazione per l'adattamento, che è la consapevolezza dei limiti di questa tecnica, ma anche l'impegno di affinarla sempre di più per distillarne ogni potenzialità, si scontra, e in misura maggiore recentemente, con la preoccupazione opposta della salvaguardia (non soltanto dal punto di vista della proprietà intellettuale) dell'essenza medesima del test: un test fortemente adattato, rimaneggiato negli item e nella struttura, è sempre lo stesso test? Da qui la necessità di far seguire alla traduzione una back-translation, che diventa nel rapporto con gli editori americani motivo di contesa fra i due principi.

Europa vs America?
Le "nazionalizzazioni" di test sviluppati in contesti culturali differenti da quello europeo (principalmente americani) sono uno dei grandi problemi che il testing con fatica sta affrontando negli ultimi dieci anni. Se nel vecchio California Personality Inventory (CPI) la dicotomia pensiero-azione espressa nell'originale da una dichiarazione di preferenza fra Washington e Lincoln era stata resa nella versione italiana del 1958 con Garibaldi (l'uomo d'azione) e Mazzini (l'uomo di pensiero) e nella revisione (mai realizzata) lo stesso Harrison Gough, autore del test, proponeva di cambiare i due politici (ritenuti troppo poco noti alle nuove generazioni) con Michelangelo e Raffaello; se per le versioni USA e UK delle scale Wechsler si ritiene opportuno procedere ad una differenziazione e se un test per la misura dell'intelligenza emotiva in ambito organizzativo di origine inglese, somministrato a manager italiani, dà punteggi decisamente più bassi nella dimensione "moralità professionale", tutto questo significa non solo che l'adattamento è una fase fondamentale dello sviluppo della traduzione di un test, ma che spesso il test "funziona" soprattutto se sviluppato nel contesto culturale di applicazione e se non è viziato fin dall'origine da bias culturali.

Quello che l'editore di test in Europa (con l'eccezione significativa degli inglesi) non è riuscito sempre a fare, almeno fra gli anni Ottanta e i Novanta, è stato di stimolare un'efficace produzione se non nazionale, almeno europea. La dipendenza dal testing americano si è sempre più fatta sentire, sia in termini prettamente economici (il mercato europeo è dipendente da quello statunitense), che scientifici (la ricerca europea dipende da quella americana: è più semplice fare un adattamento che creare un test nuovo) e culturali (i modelli di assessment sono americani e non europei). Non si tratta di un problema di facile risoluzione, anche perché oscilla fra due poli comunque negativi: quello della "colonizzazione" (dipendenza da un altro contesto culturale ed economico) e quello del provincialismo (non tener conto che lo strumento è buono a prescindere dalla "denominazione di origine").
In realtà la questione è quella della qualità e del marketing di essa. In linea di principio non ci sono ragioni per le quali la ricerca italiana e più in generale quella europea non possano produrre strumenti eccellenti, superiori ad omologhi americani. Le matrici di Raven ne sono l'esempio più clamoroso, ma il Big Five Questionnaire (BFQ) ne è l'esempio nostrano: un questionario di personalità generale messo a punto da un'équipe di ricercatori della "Sapienza" di Roma, oggi in Italia più utilizzato del 16PF e tradotto (ed adattato) in sette lingue (autorevoli ricercatori, all'estero, lo ritengono più affidabile del suo diretto concorrente, il NEO-PI). La qualità è quindi un obiettivo raggiungibile, ma anche una meta che ci si deve prefiggere perché il test "funzioni". Talvolta l'adattamento di un test straniero si risolve in un prodotto di affidabilità inferiore rispetto all'originale o ad un possibile omologo italiano.
Veniamo al "marketing", adesso. Il termine può apparire decisamente inappropriato, ma non troppo dal punto di vista dell'editore. Per ragioni che sarebbe troppo ovvio ripercorrere, oggi la psicologia sperimentale (e non solo quella) parla inglese. Le riviste scientifiche che la fanno realmente progredire sono in lingua inglese, e non può essere altrimenti. C'è quindi tanto un'oggettiva difficoltà da parte dei ricercatori non di madrelingua inglese (fatta esclusione per olandesi, scandinavi e tedeschi) a diffondere - in un dibattito internazionale - i risultati del proprio lavoro (un'azione emerita di sprovincializzazione potrebbe essere il compito delle riviste italiane, se decidessero di pubblicare in inglese: tutto il mondo scientifico parla e, soprattutto, legge articoli in inglese), quanto un'abitudine consolidata dei refere e di dare la precedenza a ricerche su test di notorietà ed uso internazionale (quasi tutti americani e gli inglesi) rispetto ad altri (tutti gli altri), che non essendo in lingua inglese non possono essere utilizzati per studi di validazione. In una sorta di circolo virtuoso, i migliori ricercatori europei si impegnano ad adattare i test americani nella propria lingua, perché non ha senso reinventare ciò che altri hanno già fatto ottimamente, contribuendo ad amplificarne la diffusione e quindi il mercato, con la conseguente messa a punto di nuovi ottimi test pronti ad essere adattati in italiano, tedesco, spagnolo, francese, ecc.

Americani creativi ed europei travet dell'adattamento, quindi? In parte sì, ma non del tutto. In Europa - negli ultimi anni - gli editori di test hanno finalmente cominciato a stimolare, ciascuno nel proprio paese, lo sviluppo piuttosto che la traduzione e pubblicato sempre più strumenti originali. Il catalogo Giunti O.S. è attualmente composto, per circa la metà, da test italiani (anche se viè una certa asimmetria relativamente ai settori di applicazione: scuola e orientamento fanno la parte del leone, la neuropsichiatria al contrario è quasi del tutto non rappresentata). La spagnola TEA Ediciones ha da anni istituito con successo un premio per la ricerca originale nel testing e Hogrefe pubblica annualmente decine di test di ricercatori tedeschi, austriaci e svizzeri.
I tre editori hanno anche coordinato i propri sforzi (per quanto il tradizionale individualismo europeo lo potesse consentire!) in progetti di ricerca avanzata e assolutamente innovativa, come quello sperimentale sull'applicazione della realtà virtuale all'assessment psicologico (progetto che - pur nelle difficoltà presenti di realizzazione per costi e applicabilità - ha avuto il merito di saggiare la potenzialità che questa tecnologia può rappresentare per la valutazione psicologica), o quello più recente consistito nella messa a punto di una piattaforma multilingue e multitest di testing online, primo esempio assoluto di transnazionalità del testing: uno psicologo tedesco può somministrare un test - scelto da una batteria - in lingua spagnola ad un candidato spagnolo, farne lo scoring secondo norme spagnole e produrre un report in italiano per il committente parlante italiano. Il progetto EuroTesting potrebbe forse rappresentare un capitolo importante per la definizione di un catalogo di test europeo (che non significa di test"europei", bensì di test che "funzionano" nei vari paesi europei, strumenti originali o adattamenti che siano).

Il ruolo dell'editore di test lentamente cambia: da semplice ponte fra il ricercatore e l'utilizzatore si è trasformato nel nodo di una rete che oltre alla ricerca e all'utenza vede convergere associazioni professionali e scientifiche, ente pubblico e mondo produttivo. All'ultima riunione dell'European Test Publishers Group, a Berlino, si è parlato dell'opportunità di una sorta di ISO 2000 per i test di selezione e organizzativi (con standard industriali sulle informazioni da riportare sui manuali, i valori minimi di consistenza interna dei questionari, ecc.) ed è stato presentato un progetto pilota tedesco, in cui sono coinvolti 400 terapisti e 2000 pazienti, che vede l'editore di test mettere a disposizione, sulla base di un protocollo definito da un panel di esperti universitari, strumenti diagnostici informatizzati per valutare l'eleggibilità dei pazienti a trattamenti rimborsabili dal sistema sanitario nazionale e a monitorare, come agenzia indipendente, l'efficacia della psicoterapia.
L'editore di test diventa pertanto garante di qualità, attore sociale e promotore - ancora di più - di progresso scientifico.
Questa newsletter, la prima, crediamo, online in Italia su temi di carattere psicologico, non parlerà di Giunti O.S. ma di test, di assessment e di psicologia, con l'obiettivo proprio dell'editore di test: promozione di una tecnica che è contemporaneamente scienza e cultura.

I link sono stati apposti dalla Redazione; i siti cui essi rimandanoerano in atto al momento della pubblicazione dell'articolo.

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Registrazione Tribunale di Firenze n° 5514 del 6 settembre 2006  
ISSN: 1970-0466