La piattaforma teorica per la costruzione di un questionario di intelligenza organizzativa

Gabriele Giorgi,  Vincenzo Majer

Quando gli psicologi iniziarono a studiare il costrutto di intelligenza si focalizzarono principalmente sugli aspetti cognitivi, come la memoria e la capacità di problem solving, ma ben presto si resero conto che anche gli aspetti non cognitivi erano altrettanto importanti.
David Wechsler, definendo l'intelligenza come "una capacità globale o complessa dell'individuo di agire per uno scopo deter-minato, di pensare in maniera razionale e di avere rapporti utili con il proprio ambiente", poneva già l'attenzione a fattori sociali e nel 1943 dichiarò che le abilità non intellettive erano essenziali per predire il successo individuale.
Wechsler non fu l'unico che mise in luce l'importanza degli aspetti non cognitivi dell'intelligenza: ancora prima Edward Lee Thorndike, già agli inizi degli anni 20, e poi con Stern nel 1937, considerava fondamentale la social intelligence.
In questo percorso storico degna di attenzione è anche la teorizzazione di Howard Gardner sull'esistenza di un'intelligenza multipla (1983) che acuì l'attenzione del panorama scientifico della psicologia. La sua concezione, oltre ai classici tipi di intelligenza, come quella verbale, logico-matematica, spaziale, includeva l'intelligenza personale, intesa come insieme di capacità intrapersonali e interpersonali. Le prime si riferiscono all'accesso alla pro-pria vita affettiva, ai propri sentimenti ed emozioni, come la capacità di essere con-sapevoli dei propri stati emotivi, di classificarli e di gestirli. Le capacità interperso-nali sarebbero invece rivolte verso l'esterno, riguardando la capacità di comprendere gli individui: distinguere i loro stati d'animo, temperamenti, motivazioni e intenzioni.
Appare inoltre doveroso sottolineare come il primo uso accademico del termine intelligenza emotiva si abbia nel 1988, quando l'allora dottorando Reuven Bar-On, oggi illustre studioso e ricercatore, utilizzò nella sua tesi il termine di ''quoziente emotivo". Saranno poi nel 1990 due professori universitari, John Mayer e Peter Salovey, a diffondere il costrutto di l'intelligenza emotiva nel panorama di ricerca internazionale. I due studiosi descrissero l'intelligenza emotiva come una forma di intelligenza sociale che riguardava la capacità di monitorare i propri e gli altrui sentimenti ed emozioni, di discriminare fra essi, nonché la capacità di usare queste informazioni per guidare il pensiero e l'azione.

Daniel Goleman

Oggi le pubblicazioni scientifiche sull'intelligenza emotiva sono numerosissime. La maggior parte è apparsa dopo l'uscita del bestseller di Daniel Goleman (1995), Emotional intelligence: why it can matter more than IQ. La tesi centrale del libro riguardava alcune caratteristiche personologiche e competenze che predicevano il successo nella vita di un individuo, in misura maggiore del classico quoziente intellettivo. Inoltre esso suscitò grande interesse e fece sì che il costrutto fosse conosciuto ed utilizzato anche nel mondo del lavoro. Per esempio l'Harvard Business Review pubblicò, una decina di anni fa, un articolo dell'autore sull'intelligenza emotiva che fu il più letto negli ultimi 50 anni della rivista.
Nel 1998 Goleman pubblicò Working with emotional intelligence. L'intelligenza emotiva secondo Goleman era formata da cinque competenze chiave:

  • la conoscenza del sé,
  • la regolazione del sé,
  • la motivazione,
  • l'empatia,
  • le skills sociali.

La tesi centrale del libro metteva in luce come le competenze emozionali risultassero più predittive delle capacità tecniche e intellettive nel determinare il successo sia de-gli individui sia delle organizzazioni.

   
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Gabriele Giorgi

Gabriele Giorgi è ricercatore e professore aggregato in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso l’Università Europea di Roma. Academic counselor del RC-ISHRM (), ha pubblicato sul Journal of Managerial Psychology, sull’International Journal of Workplace Health Management, sull’Industrial Health, su Psychology of Violence e su Employee Responsibilities and Rights Journal e per Giunti O.S. Organizzazioni Speciali di Firenze, in collaborazione con Vincenzo Majer, i volumi Intelligenza organizzativa. Competenze emotive ed organizzative per l’eccellenza e Mobbing: Virus organizzativo e i test WOMI – Work and Organizational Motivation Inventory, Org-EIQ – Organizational-Emotional Intelligence Questionnaire e MCSQ – Multiple Cognitive Styles Questionnaires.

dott.gabriele.giorgi@gmail.com

   
 

Vincenzo Majer

Ordinario di Psicologia delle organizzazioni e Presidente del Corso di laurea in Scienze e tecniche di psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso l'Università degli Studi di Firenze, è editor della rivista Risorsa Uomo e autore di numerosi test, fra cui il Majer_D’Amato Organizational Questionnaire 10 (M_DOQ 10), per l’analisi del clima organizzativo.

vincenzo.majer@unifi.it

   
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