Le Standard Progressive Matrices (SPM): nuova standardizzazione

Luisa Fossati

Le matrici progressive di Raven sono una pietra miliare dell'indagine dell'intelligenza fluida (van der Ven e Ellis, 1999; Jensen, 1998; Court, 1983). Lo strumento è stato standardizzato in molti paesi ed indaga l'abilità di cui dispone una persona nel formare delle relazioni percettive, trovare soluzioni e ragionare per analogia (Raven, 1991; Raven, Raven, Court, 2003). La rilevanza rivestita da questo strumento non è soltanto di tipo teorico-metodologico ma anche di tipo applicativo e storico. Dal punto di vista applicativo, infatti, le SPM sono uno tra gli strumenti più utilizzati al mondo per la rilevazione del fattore g; questo strumento, oltre che per la loro semplicità di somministrazione ed analisi, è legato alla loro struttura articolata in item la cui comprensione non è connessa a fattori di tipo culturale rendendo più agevoli le procedure di somministrazione, raccolta e dinque di standardizzazione. La peculiarità storica delle SPM non è solamente legata al passato come si è talvolta portati a pensare ma, oltre a rendersi protagonista di studi presenti, lo strumento tende a proiettarsi anche in una dimensione metodologica progressista grazie ad ambiziose ricerche (soprattutto di stampo internazionale) che si prefiggono obiettivi ogni giorno più ambiziosi che prevedono l'applicazione di modelli statistici sempre più complessi e raffinati per l'analisi delle proprietà psicometriche del test, primi tra tutti gli studi sulla dimensionalità, la difficoltà, la discriminazione e l'abilità condotti mediante l'Item Response Theory oppure le moderne indagini condotte sui confronti tra la somministrazione cartacea e quella computerizzata delle matrici (William, McCord, 2004). La continuità con cui lo strumento è stato somministrato negli anni e in molti paesi del mondo ha permesso non solo di cogliere sempre più peculiarità del test (soprattutto di tipo psicometrico) ma anche di indagare da vicino le caratteristiche di svariate popolazioni sia di tipo clinico che di tipo non clinico. Proprio queste tipologie d'indagine sono state al centro di numerosi dibattiti anche accesi, tra cui quello concernente le differenze di genere in termini di fattore g. La validità (soprattutto di contenuto) del test è stata talvolta messa in discussione ritenendo gli item poco aderenti alla realtà di tipo pratico risultando quindi poco predittivi delle prestazioni del soggetto nei contesti reali come ad esempio quelli lavorativi. Tuttavia, a questa critica si può rispondere prendendo in esame un aspetto chiave che caratterizza gli item di tale strumento e che si è sempre mostrato dominate tra i diversi contributi forniti dallo stesso Raven e cioè la complessità. Tale proprietà, infatti, è quella caratteristica chiave degli stimoli che attiva le abilità di analisi, di integrazione, di inferenza e pianificazione. Analizzando le figure stimolo delle SPM, ponendosi in una diversa prospettiva di analisi pur rimanendo sempre nel contesto dei processi cognitivi, un altro aspetto coinvolto nella prestazione al test è l'aspetto percettivo-spaziale.
Quest'ultimo aspetto è fondamentale, pertanto l'utilizzo del test in contesti clinici deve tenere conto anche di quei fattori patologici che possono andare ad influire sulle capacità percettive del soggetto (sebbene la componente percettiva sia più coinvolta in altre serie di Matrici Progressive come le Colored Progressive Matrices dove subentra l'elemento colore). In un recente studio scozzese (Gunn, Jarrold, 2004) è stata esaminata la performance ottenuta nelle SPM da soggetti con sindrome di Down. I risultati hanno fornito delle basi empiriche per poter considerare il fatto che gli errori commessi dai soggetti in esame potessero essere riconducibili, in parte, ad una ridotta acuità visiva. Problematicità di tipo visivo possono essere riscontrate a anche in soggetti affetti da diplegia spastica (Koeda, Watanabe, Kimura, Nishi, Takeshita, 1990).
Numerosi sono stati anche gli studi caratterizzati da una forte impronta di tipo neurobiologico condotti su campioni clinici. Molto interessanti sono quei settori di ricerca che hanno messo in evidenza il ruolo di primo ordine che potrebbe essere giocato dalla working memory (WM) che, se compromessa, potrebbe essere determinante per una cattiva prestazione al test (Yuan, Steedle, Shavelson, Alonzo, Oppezzo, 2006). La WM difatti, è responsabile del mantenimento e della manipolazione temporanea delle informazioni durante lo svolgimento di un compito cognitivo (Baddeley, 2002); pertanto i ricercatori si sono serviti di tale processo mnestico proprio per indagare le attività cerebrali ad esso connesse come proprio la stessa intelligenza fluida. In alcuni casi, il costrutto di intelligenza fluida è stato addirittura considerato come sovrapponibile a quello di working memory (Engle, 2002) mentre altri ricercatori hanno evidenziato solo l'alta relazione fra i due costrutti ma non l' isomorfismo (Beier, Ackerman, 2005; Ackerman, Beier, Boyle, 2005). Su un versante leggermente diverso si sono collocate quelle ricerche che hanno correlato le misure di intelligenza fluida con altre misure fisiologiche riconducibili all'attività cognitiva come ad esempio il tempo di reazione e il tempo di ispezione e di analisi delle figure stimolo. Dal punto di vista della pratica diagnostica, SPM si sono rivelate utili per individuare l'impatto che le lesioni cerebrali possono aver avuto sui processi di pensiero del soggetto.
Oltre agli aspetti clinici, le SPM hanno avuto anche un ruolo interessante nello studio delle tendenze culturali che hanno caratterizzato le popolazioni nel corso del tempo. Le transizioni generazionali sembrano, infatti, caratterizzate da un incremento dei punteggi ottenuti sui test di intelligenza. Questo fenomeno, noto come Flynn effect sembra influenzato da fattori sia di ordine biologico che sociale ed educativo (Cornoldi, 2007). Tuttavia, questo fenomeno è stato messo in discussione da un recente studio norvegese che ha osservato un'inversione di tendenza dagli anni novanta osservando un decremento, anziché un incremento della prestazione fornita nelle performance di intelligenza (Sundet, Barlaug, & Torjussen, 2004; Teasdale, Owen, 2005). Questa contraddizione lascia aperti una serie d'interrogativi circa i processi che a livello generazionale agiscono sull'intelligenza globale. Le nuove generazioni hanno dovuto fare i conti con repentini cambiamenti di ordine sociale, politico, economico e ambientale inserendosi in ambienti (scolastici, familiari, emotivi, relazionali) che sempre di più richiedono l'utilizzo di strategie risolutive poliedriche, di un adattamento strategico, in termini di problem solving, che necessita di una continuo processing e reinvestimento delle proprie risorse personali. Inoltre, studi recenti (soprattutto di stampo meta-analitico) hanno messo in evidenza molti risultati contraddittori riguardo alle differenze di genere di soggetti (Abad, Colom, Rebollo, Escorial, 2004): i maschi hanno mostrato in alcuni casi delle prestazioni migliori che sono state ricondotte alle migliori performance di tipo spaziale (Gustafsson, 1984). Tuttavia, questa differenza legata al genere sembra presente nei soggetti adutli mentre negli adolescenti fino a quindici anni sembrano non sussistere marcate differenze tra maschi e femmine (Lynn, Irwing, 2004). In questa prospettiva s'inserisce la parte del nostro studio che ha voluto esaminare da vicino il comportamento di risposta di un campione di 845 soggetti di età compresa tra 11 e 14 anni.

Lo strumento

Sebbene il test sia largamente conosciuto, è opportuno ricordare che è articolato nel seguente modo:
cinque serie di item indicate con una lettera (dalla serie A alla serie E) costituite ciascuna da dodici item in cui è indicato di indicare quale fra le alternative proposte completa il disegno presentato.
Le alternative di risposta variano da sei (nelle serie A e B) a otto (nelle serie C, D ed E).

   
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Luisa Fossati

Psicologa del lavoro e delle organizzazioni, specializzata in tecniche proiettive. Collabora con la Croce Rossa Italiana come ricercatrice nella riabilitazione cardiovascolare. Lavora allo sviluppo di test psicometrici e alla messa a punto di questionari per la selezione, presso Giunti O.S. Organizzazioni Speciali, Ufficio R&D.

l.fossati@giuntios.it

   
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