Un nuovo modello di intelligenza: la teoria di Cattell-Horn-Carroll (CHC)

Laura Rivolta,  Margherita Lang,  Clara Michelotti

Alla fine degli anni Novanta si perviene a una definizione consensuale dell'intelligenza secondo il modello psicometrico: diversi Autori concordano che la maggior parte delle differenze individuali nell'intelligenza sono riconducibili a un fattore generale (g), che è presente in tutte le misure di crescita mentale e di rendimento cognitivo. Se alcuni Autori danno per assodata l'esistenza di questo fattore, altri dissentono1. Numerosi gli interrogativi: ci si chiede se il fattore g esista effettivamente, quali siano le basi biologiche e quale sia il legame con le singole abilità cognitive (ad esempio, ci si domanda se si possa tracciare un'equivalenza tra fattore ge intelligenza fluida).
Nonostante la grande importanza attribuita a questo fattore per più di cento anni - a partire dallo storico lavoro di Spearman (1904) - non si deve dimenticare che "il g psicometrico non è una cosa di per sé, ma è una manifestazione di alcune proprietà2, non ancora ben definite, della struttura e del funzionamento cerebrale" (Blair, 2006, p. 110). Diversi Autori sostengono che "l'intelligenza generale è una scoperta, sia pure sorprendente e importante, ma non è una cosa identificabile" (Deary, 2000, p. 14).
Con la fine del secolo scorso, secondo il modello psicometrico, l'intelligenza è operazionalizzata come una gerarchia di abilità (dalle abilità molto generali a quelle molto specifiche) stabili negli anni, fondamentalmente ereditarie e in grado di predire i risultati in ambito scolastico e occupazionale, oltre a incidere sulla qualità della vita (Neisser, Boodoo et al.,1996; Neisser, 1997).
Il gap tra modelli di intelligenza e strumenti si riduce. Ci si domanda se e in quale modo sia possibile costruire nuovi strumenti in base ai modelli teorici più recenti: si rivedono gli strumenti già esistenti alla luce delle nuove conoscenze, si cambia la loro architettura e/o - laddove possibile - si applicano le nuove conoscenze a strumenti già in uso [CHC Cross-Battery Assessment Approach (XBA o CHC XBA) e Boston Approach]3.

Verso la concettualizzazione dell'intelligenza come abilità molteplici

Con gli anni Settanta-Ottanta compaiono diversi modelli psicometrici dell'intelligenza: il costrutto è definito come una serie di abilità plurime o molteplici. Si ricerca una terminologia operazionalizzata in modo da descrivere con maggiore precisione l'abilità misurata e facilitare la comunicazione tra operatori.

Il modello di Cattell-Horn
Punto di partenza per le più recenti concettualizzazioni dell'intelligenza considerata come l'insieme di una serie di abilità plurime o molteplici è il modello di Cattell-Horn (Gf-Gc), che incontra grande consenso poiché sembra essere l'approccio meglio fondato e più logico per una teoria della struttura delle abilità cognitive (Carroll, 1993). La definizione di intelligenza proposta da Horn sottolinea la concettualizzazione del costrutto come una serie di abilità molteplici.
Quello che si chiama intelligenza è una misura di cose molto diverse tra di loro: attributi differenti che hanno determinanti genetiche e ambientali diverse e un diverso corso evolutivo nell'arco della vita (Horn, 1985, p. 286).
Il modello Gf-Gc è, al tempo stesso, descrittivo ed esplicativo. È un modello gerarchico "tronco", poiché non prevede un fattore g all'apice (Jensen, 1998), o un modello a due "strata" in cui i fattori di primo ordine costituiscono lo "stratum superiore" e i fattori di secondo ordine formano lo "stratum inferiore". Lo "stratum superiore" include diverse abilità cognitive ampie; lo "stratum inferiore" include le abilità primarie di Thurstone, che sono organizzate in base al livello di elaborazione dell'informazione (Horn, 1985). Le singole abilità sono operazionalizzate: questo rappresenta un cambiamento "epocale", perché riduce l'uso improprio di uno stesso termine da parte di Autori con un orientamento diverso.
Il problema è che l'impiego di un unico termine "intelligenza" favorisce la credenza che abilità differenti siano tutte forme di una unica cosa, l'intelligenza; tuttavia non ci sembra che sia così, per cui è preferibile usare il termine intelligenza al plurale e descrivere la teoria Gf-Gc come una teoria di "parecchie" intelligenze. Ancora meglio, la teoria può essere semplicemente descritta come una teoria delle abilità cognitive umane (Horn e Noll, 1997, p. 54).

Il modello di Carroll a 3 strati
Quasi contemporaneamente a Horn, Carroll (1993) presenta un modello d'intelligenza che è il risultato di una ricerca sulla natura, sull'identificazione e sulla struttura delle abilità cognitive. Questo lavoro incontra un consenso quasi unanime, poiché propone una tassonomia, su base empirica, delle abilità cognitive umane che si prospetta come alternativa alle teorie precedenti.

1 Jensen (1998) - nel suo storico volume The g factor. The science of mental ability - propone una sintesi esauriente delle ricerche condotte sull'argomento.
2 Per citare solo alcuni dei più importanti studi, indichiamo quelli sulla memoria di lavoro (Büehner, Krumm et al., 2006; de Ribaupierre e Lecerf, 2006; Kaufman e Lichtenberger, 2006; Salthouse e Pink, 2008; Unsworth e Engle, 2007), sulla velocità di elaborazione (Kail e Salthouse, 1994; Kail e Hall, 1994; Fry e Hale, 1996; Kail, 2000) e sul ragionamento fluido (Carroll, 1997; Cattell, 1943, 1963; Cattell e Horn, 1978; Sternberg, 1995).
3 Lang e Michelotti (2008a, b; 2009); Lang, Michelotti e Cis (2008); Lang, Michelotti e Munarini (2009). 

   
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Laura Rivolta

Psicologa, dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove è professore a contratto di Metodi diagnostici e Metodi di Analisi e Codifica del testo clinico. Collabora con i servizi “Difficoltà di Apprendimento e Problemi cognitivi ” e “Bambini” dell’Associazione per la Ricerca in Psicologia Clinica (A.R.P.).

l.rivolta1@campus.unimib.it

   
 

Margherita Lang

Ordinario di Psicologia Dinamica presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, psicanalista, è socio fondatore dell’Associazione per la Ricerca in Psicologia Clinica (A.R.P.) ed è autrice di numerosi volumi.

margherita.lang@unimib.it

   
 

Clara Michelotti

Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, è professore a contratto di Teorie e tecniche del colloquio psicologico presso la Facoltà di Psicologia dell’Università della Valle d’Aosta. Collabora con A.R.P.

c.michelotti@univda.it

   
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