La versione italiana del Mayer-Salovey-Caruso Emotional Intelligence Test (MSCEIT)

Antonietta Curci,  Antonella D'Amico

Il concetto di Intelligenza Emotiva (IE) è stato sistematicamente definito e investigato a partire dagli anni Novanta del secolo scorso grazie al lavoro di Peter Salovey e John D. Mayer (1990). Già la stessa etichetta verbale di intelligenza emotiva si pone come un'integrazione di due tradizioni di ricerca usualmente indipendenti: lo studio dei processi cognitivi da una parte e la ricerca sulle emozioni dall'altra. Questi due domini si rifanno a una tradizione di pensiero occidentale che considera la razionalità come entità distinta rispetto all'istintualità. Secondo questa tradizione, anzi, le dimensioni passionali della psiche umana devono essere dominate con gli strumenti della logica e del ragionamento astratto. Già i lavori di Darwin e, in campo psicologico, di Paul Ekman avevano iniziato a incrinare questa visione dualistica del funzionamento psicologico umano, entrata definitivamente in crisi con il progredire della ricerca sull'IE.
La riflessione teorica sul concetto di IE si è subito tradotta nel lavoro psicometrico sul costrutto, con la messa a punto dei primi tentativi di misurazione dell'IE. Negli anni tra il 1994 e il 1997, il concetto di IE viene reso popolare dal lavoro divulgativo di Daniel Goleman (1995), che in realtà contribuisce a "dilatare" la definizione del costrutto, includendovi aspetti di personalità, abilità sociali, motivazione ed empatia. Da questa evoluzione nasce la prima distinzione fondamentale nei modelli di studio dell'IE, tra modelli di abilità e modelli misti (Mayer, Salovey e Caruso, 2000). Mentre i primi fanno riferimento ai lavori di Salovey e Mayer, che considerano l'IE come un'abilità cognitiva di elaborazione delle informazioni di tipo emotivo (Salovey e Mayer, 1990), i secondi considerano l'IE come un insieme più o meno stabile di caratteristiche di personalità, motivazionali e sociali. In sostanza, i modelli misti, sebbene siano più immediatamente comprensibili e divulgabili al grande pubblico, sono meno specifici nel descrivere l'IE come forma di intelligenza specializzata nel trattamento dell'informazione emozionale.
Un'altra distinzione importante nella ricerca sull'IE considera i modelli di abilità come diversi dai modelli "a tratto" (Petrides e Furnham, 2000). Questa ricalca la distinzione classica tra modelli di misurazione di "massima" vs "tipica performance". Alla prima classe appartiene il modello di Salovey et al., che considera l'IE come un'abilità di trattamento dell'informazione emozionale da mettere in pratica e, eventualmente, da sottoporre a training; alla seconda classe appartengono i modelli come quello di Reuven Bar-On (1997), che considerano le differenze individuali di personalità come elementi cruciali per il trattamento e la gestione delle emozioni.

 

Come misurare l'intelligenza emotiva? Lo sviluppo del MSCEIT

Il primo tentativo di misurare l'IE come abilità è rappresentato dalla Multibranch Emotional Intelligence Scale (MEIS; Mayer, Salovey e Caruso, 1999), una scala composta da 12 subtest e ispirata a un modello di IE detto "a quattro rami". Secondo questo modello, l'IE è una forma di abilità cognitiva di trattamento delle emozioni articolata in quatto rami: Percezione delle emozioni (abilità di percepire le emozioni in se stessi e negli altri, negli oggetti, nelle arti, nelle storie, nella musica, ecc.), Facilitazione del pensiero (abilità di generare, usare e provare le emozioni per comunicare i sentimenti, o impiegare le emozioni in altri processi cognitivi), Comprensione delle emozioni (abilità di comprendere le emozioni, le loro relazioni causali, le loro trasformazioni e miscele), Gestione delle emozioni (abilità di usare le emozioni in se stessi e negli altri per promuovere la comprensione e la crescita personale). In realtà la MEIS, per quanto rappresenti una operazionalizzazione importante del modello a quattro rami, presenta una serie di problemi psicometrici ed è, inoltre, troppo lunga con i suoi 402 item. L'affinamento delle proprietà della MEIS ha portato allo sviluppo del MSCEIT - Mayer-Salovey-Caruso Emotional Intelligence Test (Mayer, Salovey e Caruso, 2002), uno strumento composto da 141 item, esplicitamente pensato per misurare l'IE come capacità di svolgere compiti e risolvere problemi di tipo emotivo, basato sul modello di abilità dell'IE a quattro rami. In sostanza, il MSCEIT non è uno strumento di autovalutazione attraverso cui i rispondenti sono chiamati a esprimere un giudizio sulle proprie competenze emotive, ma si configura come uno strumento di performance, per mezzo del quale i rispondenti si confrontano con problemi e situazioni di tipo emotivo fornendo la risposta che ritengono più appropriata.

   
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Antonietta Curci

Antonietta Curci
Professore associato di Psicologia generale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, dove insegna Metodologia della ricerca psicologica e psicologia della testimonianza. Ha curato, con Antonella D’Amico, l’edizione italiana del MSCEIT.

a.curci@psico.uniba.it

   
 

Antonella D'Amico

Dottore di Ricerca in Psicologia generale, è ricercatore presso laFacoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Palermo. Ha insegnato in diversi corsi di laurea, Master universitari e Scuole di Specializzazione. Da diversi anni si occupa di Intelligenza Emotiva, ed è coautore, insieme ad Antonietta Curci, della validazione italiana del Mayer Salovey Caruso Emotional Intelligence Test (MSCEIT). Altri suoi temi di ricerca sono la psicologia dell'apprendimento e della memoria e le difficoltà di apprendimento.

adamico@unipa.it

   
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