Una misura del comportamento adattivo: le Vineland Adaptive Behavior Scales


Marco Giannini

Psicologo e psicoterapeuta, è ricercatore di Psicologia Clinica presso la Scuola di Psicologia dell’Università degli Studi di Firenze, dove ha insegnato Test psicologici, Teorie e Tecniche dei Test e Metodologia della Ricerca. È membro di numerose società nazionali e internazionali e ha svolto attività didattica in numerosi corsi di formazione post universitaria e scuole di specializzazione in Italia e all’estero.

giannini@psico.unifi.it

Il comportamento adattivo
Nei primi decenni del Novecento, negli Stati Uniti, parallelamente agli studi sulla misura dell’intelligenza, venivano realizzati i primi studi sul comportamento adattivo, la funzione maggiormente compromessa nel disturbo di ritardo mentale. La misura dell’intelligenza (e di conseguenza del deficit mentale) tuttavia finì per dare un fondamentale impulso alla nascente psicologia scientifica (Alfred Binet nel 1905, insieme a Théodore Simon, pubblicò una prima versione della scala d’intelligenza: la Échelle métrique de l’intelligence; cfr. Binet e Simon, 1905, 1906, 1908, 1911, 1931) mentre il costrutto di comportamento adattivo (definito allora come competenza sociale e autosufficienza) venne perlopiù accantonato. Nacque così il concetto di quoziente intellettivo di rapporto (poi sostituito da Terman e Merrill nel 1960 dal quoziente intellettivo riferito alla deviazione standard) a cui seguì l’adattamento statunitense della scala Binet (Terman, 1916; Terman e Merrill, 1937, 1960, 1972; Thorndike, Hagen e Sattler, 1986a, 1986b).

Altri psicologi come Fay (1923, 1934) e Goodenough(1926) focalizzarono anch’essi i propri studi su un indicatore di abilità generale (il disegno infantile) con lo scopo di determinare, attraverso un’unica misura, il QI e l’eventuale deficit di natura intellettiva. Anche il lavoro di David Wechsler   (Wechsler, 1939, 1955, 1981, 1997), che aveva sintetizzato nel proprio costrutto di intelligenza i lavori dei fattorialisti, contribuì alla classificazione dei soggetti in normodotati e non normodotati (punti ponderati inferiori a 70).

In questo quadro generale di grande attenzione alla sola misura del QI alcuni Autori avevano però continuato ad interessarsi del comportamento adattivo e a ritenerlo un aspetto essenziale nella diagnosi di ritardo mentale (Tredgold, 1922; Doll, 1935, 1940, 1941, 1953, 1965).

Tuttavia fu solo negli anni Sessanta che l’American Association on Mental Deficiency (AAMD) – poi American Association on Mental Retardation (AAMR) – introdusse nella definizione di ritardo mentale anche il comportamento adattivo, indicandolo come dimensione da valutare, oltre l’intelligenza, nelle diagnosi di ritardo mentale. Da allora negli Stati Uniti si è progressivamente affermata la pratica della valutazione del comportamento adattivo (fra l’altro poco sensibile alle differenze culturali rispetto al QI), sia per la pianificazione di interventi riabilitativi che per favorire una migliore integrazione dei soggetti disabili (ad esempio: identificando programmi scolastici adatti).


Il comportamento adattivo ha così trovato una sua precisa collocazione nella diagnosi del ritardo mentale ed è divenuto un costrutto teorico di grande interesse non solo in ambito clinico, dove era confinato, ma anche in ambito accademico e di ricerca. È divenuto così forte, soprattutto negli ultimi venti anni, il bisogno di nuove e più precise definizioni del costrutto di comportamento adattivo. I vari Autori lo hanno definito come un’interazione fra l’individuo e il proprio ambiente con particolare attenzione alle attività svolte per mantenere la propria sufficiente autonomia e per svolgere in modo adeguato i compiti relativi al proprio ruolo sociale in modo da soddisfare le attese dell’ambiente per un soggetto della stessa età ed appartenente al medesimo contesto culturale (Doll, 1965; Grossman, 1973, 1977, 1983; Sparrow, Balla e Cicchetti, 1984; Widaman e McGrew, 1996; Nihira, 1999; Thompson, McGrew e Bruininks, 1999). Esiste un generale accordo anche sul fatto che il comportamento adattivo sia età-specifico, sviluppandosi nell’età evolutiva e declinando con l’età avanzata (Harrison, 1990; Widaman, Borthwick-Duffy e Little, 1991), contesto-specifico (ad ogni classe di età i livelli di comportamento adattivo, dipendendo dalle aspettative dell’ambiente non sono definibili in assoluto) ed espressione di una performancetipica (che riguarda le attività che il soggetto svolge abitualmente) (Jacobson e Mulick, 1996).

I vari autori, pur concordando sulla multidimensionalità del costrutto e sul fatto che esista una relazione con l’intelligenza (come viene tradizionalmente misurata), in particolare in soggetti in età prescolastica o portatori di gravi disabilità, non esprimono però altrettanto consenso sulla natura e sul numero dei fattori.

La struttura fattoriale che gode attualmente di maggior credito è quella a quattro fattori che sono considerati sufficientemente descrittivi del costrutto (Widaman e McGrew, 1996; Schalock, 1999; Thompson et al., 1999): Comunicazione, Abilità quotidiane, Socializzazione e Abilità motorie.

L’AAMR ha recentemente proposto dieci aree di abilità adattive: Comunicazione, Cura di se stesso, Abilità domestiche, Socializzazione, Uso dei servizi della comunità, Orientamento di se stesso, Salute e sicurezza, Abilità accademiche, Tempo libero e Lavoro(Luckasson et al., 1992) riviste nel 1999 e definite in dodici abilità adattive da valutare a casa, a scuola (o al lavoro) e nella comunità (Abilità espressive, Abilità recettive, Abilità scolastiche di lettura/scrittura, Abilità scolastiche di calcolo, Abilità sociali, Gestione del tempo libero, Cura di sé, Cura della propria salute, Sicurezza, Abilità domestiche, Abilità lavorative, Uso dei servizi della comunità. Heal e Tassé, 1999).

Le Vineland Adaptive Behavior Scales
Le Vineland Adaptive Behavior Scales (Sparrow et al., 1984) sono una revisione della nota Vineland Social Maturity Scale (VSMS; Doll, 1935, 1965) costruita a metà degli anni Trenta da Edgar A. Doll con lo scopo di definire il ritardo mentale in modo più completo e articolato.

Doll, uno dei pionieri nello studio del comportamento adattivo, aveva infatti intuito che la valutazione dei soggetti con ritardo mentale doveva includere la capacità dei soggetti di badare a se stessi e a tal fine sviluppò la VSMS,un’intervista strutturata da proporre a chi conoscesse bene il soggetto da esaminare, che divenne uno degli strumenti più utilizzati per la misura del comportamento adattivo da coloro che ritenevano che tale aspetto fosse fondamentale per adeguate diagnosi di ritardo mentale. Come detto, tale costrutto destò l’attenzione del mondo accademico e di ricerca solo a partire dagli anni Sessanta e in particolare negli ultimi decenni. A partire dagli anni Novanta è stata rivolta particolare attenzione anche ai pattern tipici di comportamento adattivo in soggetti con sindromi di origine genetica, come la sindrome di Down (Loveland e Kelley, 1991; Canepa, Barbagna, Millepiedi e Marcheschi, 2000; McKenzie, Harte, Patrick, Matheson e Murray, 2002; McKenzie, Harte, Sinclair, Matheson, Patrick e Murray, 2002), l’X Fragile (Dykens, Hodapp, Ort e Leckam, 1993; Burack et al., 1999) e la sindrome di Williams (Mervis, Klein-Tasman e Mastin, 2001). Oltre alla sindrome di Rett (Sandberg, Ehlers, Hagberg e Gillberg, 2000) lescaleVinelandhanno trovato applicazione in studi sul funzionamento adattivo in bambini e adolescenti emofiliaci sieropositivi e non sieropositivi (Nichols et al., 2000) sugli esiti dell’assunzione di cocaina in gravidanza (Phelps e Cottone, 1999) e in numerosissimi studi sull’autismo (Freeman, Del’Homme, Guthrie e Zhang, 1999; Njardvik, Matson e Cherry, 1999; Stone, Ousley, Hepburn, Hogan e Brown, 1999; Gillham, Carter, Volkmar e Sparrow, 2000; Kraijer, 2000; Belsito, Law, Kirk, Landa e Zimmerman, 2001; Magiati e Howlin, 2001; Fisch, 2001; Freeman, 2001; Pry e Guillain, 2002). Molte ricerche sono state inoltre svolte per rilevare sia la natura che la struttura fattoriale del comportamento adattivo. Tali studi hanno permesso di individuare dodici abilità adattive (Heal e Tassé, 1999) che al momento rappresentano la migliore descrizione possibile del costrutto.

Le scale Vineland, pur non misurando l’insieme delle dodici abilità adattive definite nel 1999 dall’AAMR (Heal e Tassé, 1999), permettono la misurazione delle quattro principali dimensioni che ogni scala costruita per la rilevazione comportamento adattivo dovrebbe misurare (Comunicazione, Abilità quotidiane, Socializzazione e Abilità motorie). L’intervista consente così una valutazione complessiva del comportamento adattivo del soggetto e permette la programmazione di interventi individuali educativi e riabilitativi (cfr., ad esempio: Hayes, 2002; Hwang, Davies, Taylor e Gavin, 2002) e l’indagine in numerosi settori della ricerca psicologica (Calvo, Mazzeschi, Zennaro e Lis, 2002).

Le Vineland si articolano in 4 scale e 11 sottoscale:



  • Scala Comunicazione. Sottoscale: Ricezione (ciò che il soggetto comprende), Espressione (ciò che il soggetto dice), Scrittura (ciò che il soggetto legge e scrive);


  • Scala Abilità quotidiane. Sottoscale: Personale(come il soggetto mangia, si veste e cura l’igiene personale), Domestico (quali lavori domestici il soggetto compie), Comunità (come il soggetto usa tempo, denaro, telefono e proprie capacità lavorative);

  • Scala Socializzazione. Sottoscale: Relazioni interpersonali (come il soggetto interagisce con gli altri), Gioco e tempo libero (come il soggetto gioca e impiega il tempo libero), Regole sociali (come il soggetto manifesta senso di responsabilità e sensibilità verso gli altri);

  • Scala Abilità motorie. Sottoscale: Grossolane(come il soggetto usa braccia e gambe per il movimento e la coordinazione), Fini (come il soggetto usa mani e dita per manipolare oggetti).


Ogni sottoscala è a sua volta suddivisa in cluster (composti da 2 a 8 item) elencati in ordine evolutivo. Ogni cluster è ordinato in base ad un item target.

Oltre alle scale illustrate è possibile utilizzare la Scala composta, articolata in due versioni: la prima comprende tutte e quattro le scale del comportamento adattivo (Comunicazione, Abilità quotidiane, Socializzazione e Abilità motorie), la seconda soltanto tre scale (Comunicazione, Abilità quotidiane e Socializzazione).

Le scale Vineland sono utilizzabili in vari setting clinici, educativi e di ricerca e ad esse si ricorre soprattutto per la valutazione e la diagnosi del ritardo mentale. Tuttavia è possibile utilizzare lo strumento anche con soggetti che abbiano altre disabilità per rilevare i comportamenti di tipo adattivo e il grado in cui la disabilità incida sulla prestazione quotidiana del soggetto. Inoltre le informazioni ottenute con l’intervista possono essere utilizzate per selezionare il programma più adatto per ottenere il migliore apprendimento possibile. Le Vineland si configurano infatti come uno strumento capace di creare un’atmosfera positiva fra intervistatore ed intervistato ponendo la maggiore attenzione possibile su quello che fa il soggetto mediante una serie di domande aperte senza limitazioni prestabilite.


Caratteristiche psicometriche
L’adattamento e la standardizzazione della versione italiana sono stati realizzati seguendo le istruzioni per adeguare le scale di comportamento adattivo a contesti culturali diversi (Vallerand, 1989; Tassé e Craig, 1999) e alcuni item e istruzioni sono stati modificati rispetto alla versione originale statunitense.

La Forma completa (il manuale riporta anche i dati relativi alla Forma breve dato che i 261 item che la compongono sono inclusi nella Forma completa) è stata standardizzata su un campione di 1.127 soggetti con disabilità (deficit delle abilità cognitivo-adattive o disturbi di ritardo mentale) di età compresa fra i 6 e i 60 anni e residenti in istituti o in famiglia. Il manuale precisa che tutti i soggetti del campione frequentavano centri per soggetti con disabilità e vengono fornite tabelle dettagliate del campione di standardizzazione per cinque gruppi di età (3 in età evolutiva e 2 di adulti). In appendice sono riportati e criteri di attribuzione del punteggio agli item e le tabelle per la conversione dei punteggi grezzi. L’attendibilità è stata valutata con lo split-half (valori medi e mediani pari a .99 per le scale e .96 per le sottoscale), con alfa di Cronbach (valori medi e mediani superiori a .90) e con modalità test-retest (solo per la Forma breve) con valori pari o superiori .90 eccetto per Gioco e tempo libero (.77). Inoltre è stata valutata l’attendibilità fra compilatori con coefficienti di correlazione elevati e mai inferiori a .64. Il manuale riporta l’errore standard di misura e numerose tabelle relative alla validità di costrutto (matrice multitratto-multimetodo, struttura fattoriale delle scale verificata con analisi fattoriale confermativa; cfr. anche Balboni, Pedrabissi, Molteni e Villa, 2001), mentre per quanto riguarda la validità di contenuto appare implicita essendo una traduzione della versione statunitense ampiamente studiata. La validità di criterio è stata infine accertata utilizzando come criterio la misura del comportamento adattivo fornita dall’Adaptive Behavior Inventory (ABI; Brown e Leigh, 1987).

L’intervista e sua utilizzazione
Negli Stati Uniti le Vineland vengono proposte in tre versioni revisionate: la Forma breve (Interview EditionSurvey Form), la versione per la scuola (Classroom Edition) e la Forma completa (Interview EditionExpanded Form), l’unica disponibile anche in Italia. È tuttavia possibile somministrare gli item che costituiscono la Forma breve (261) dato che sono inclusi nella Forma completa. Secondo l’obiettivo da raggiungere con la somministrazione, si possono utilizzare anche solo alcune delle sottoscale presenti nell’intervista. La Forma completa può essere somministrata sia in modo indipendente che per approfondire deficit emersi somministrando la Forma breve. Tutte e tre le versioni sono articolate in quattro scale: Comunicazione, Abilità quotidiane, Socializzazione e Abilità motorie.

Il materiale utilizzato per condurre l’intervista è composto dal questionario, da un protocollo per il conteggio e dal manuale che contiene in appendice i criteri di attribuzione del punteggio agli item. Le osservazioni devono essere registrate sul protocollo subito dopo l’intervista e tutte le istruzioni necessarie sono riportate nel manuale.

La Forma completa è composta da 540 item (articolati in 16 pagine) che un intervistatore esperto (con specifica competenza nelle tecniche relative alla somministrazione ed interpretazione del comportamento adattivo) somministra ad un genitore o ad un altro responsabile del soggetto in esame (in particolare l’intervistato dovrebbe essere solo uno ed essere l’adulto che meglio conosce l’intervistato). Per qualificarsi come persona in grado di sostenere l’intervista è indispensabile che chi si propone come rispondente conosca il soggetto in almeno una scala completa del comportamento adattivo (Comunicazione, Abilità quotidiane, Socializzazione o Abilità motorie). È inoltre importante che durante la somministrazione delle Vineland sianopresenti solo l’intervistatore e l’intervistato e che preferibilmente l’intervista possa essere conclusa in una sola seduta.

Il manuale presenta nel dettaglio le procedure di somministrazione ribadendo più volte che gli item delle Vinelandvengono utilizzati per misurare ciò che il soggetto fa di solito o abitualmente e non quello che questi non può fare. Sul frontespizio del questionario vanno annotate le informazioni sul soggetto, sull’intervistato e sull’intervistatore. Per quanto riguarda il soggetto in esame è necessario indicare il nome, il sesso, la data dell’intervista, la data di nascita e l’età cronologica del soggetto (il manuale presenta la procedura per il calcolo). Si deve inoltre indicare l’età utilizzata come punto di partenza e la classificazione di tale età (cronologica, mentale o sociale); all’interno delle sottoscale sono indicati i punti di partenza per particolari età. Il tempo di somministrazione è normalmente compreso fra i 60 e i 90 minuti.

I criteri di attribuzione del punteggio sono piuttosto chiari e di facile applicazione; dai punteggi grezzi si ottengono i punteggi normativi di tipo diverso e rispetto a diversi gruppi di standardizzazione formati da soggetti normodotati (punteggi età equivalente: esprimono in unità di anni e mesi il livello di funzionamento adattivo del soggetto rispetto allo sviluppo medio dei normodotati) o con disabilità cognitiva (ad esempio: punteggi QI di deviazione delle scale e delle sottoscale).

Note conclusive
Il costrutto del comportamento adattivo negli ultimi decenni ha destato molto interesse in ambito accademico e numerose ricerche hanno permesso la costruzione di strumenti specifici per la misura di questo costrutto multidimensionale, già conosciuto in ambito clinico.

Le Vineland, eredi della Vineland Social Maturity Scale (VSMS) di Doll (1935, 1965), si pongono pertanto all’attenzione degli psicologi italiani come uno strumento per la misura di aspetti specifici delle abilità adattive in considerazione del fatto che indici come il QI o il successo scolastico sono ormai considerati predittori insufficienti del grado di adattamento sociale degli individui. Proponendo la competenza sociale, l’indipendenza personale e la capacità di assumersi responsabilità già Doll aveva posto all’attenzione degli psicologi altri criteri, accanto al QI per la diagnosi di ritardo mentale, concentrando la propria attenzione sul comportamento adattivo dell’individuo. In quest’ottica le Vineland, completamente riviste rispetto all’originale, sono uno strumento molto efficace e innovativo per la misura del funzionamento adattivo e questa edizione italiana della Forma completa viene a colmare una lacuna nel panorama dei test utilizzabili nel nostro Paese.

 

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L’ articolo è apparso su Bollettino di Psicologia Applicata, 238, settembre-dicembre 2002.
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