Utilizzo del MMPI-2 nei casi di affido: profilo dissimulatorio e profilo difensivo

Barbara Marzioni,  Luigi Sardella

Come è noto il Minnesota Multiphasic Personality Inventory – 2 (MMPI-2) è un test self-report; questo comporta che la validità di ogni profilo di personalità ottenuto dipende esclusivamente dalla disponibilità, o meno, a rispondere sinceramente agli item da parte di chi compila il test. Le persone possono avere svariati motivi per non essere sincere, particolarmente nei confronti di un test di personalità e soprattutto qualora il test in questione venga loro presentato in un contesto di valutazione, come nel caso delle valutazioni psicologiche di genitori che si contendono l’affido del/dei figlio/i.

L’uso delle sei scale di validità assume, in questo particolare ambito, un’importanza ancora maggiore, rispetto a quello clinico, nella valutazione dell’interpretabilità dei risultati ottenuti, definendo i limiti entro i quali un profilo di personalità possa essere considerato valido o meno. Esiste tuttavia anche un altro aspetto rilevante che è possibile indagare attraverso queste scale: l’atteggiamento che il soggetto ha tenuto durante la compilazione del protocollo, anche detto “stile di risposta” del soggetto.

Sebbene siano stati identificati, negli ultimi anni, ulteriori scale ed indici come: F-K, Ds, So, Mp, Sd, ecc. (Greene, 2000), finalizzati all’indagine della distorsione della validità al test, nel seguente lavoro la nostra attenzione si focalizzerà esclusivamente sul ruolo rivestito dalle scale di validità standard L e K nell’identificare uno stile di risposta di “sottostima sintomatologia”, e nelle modalità interpretative di queste ultime in un contesto di affido di minore.


Le scale L e K

La scala L (Lie) misura la tendenza a distorcere le risposte al test in modo da dare un quadro di sé eccessivamente virtuoso (underreporting). La particolare elevazione del punteggio T a questa scala permette di evidenziare quelle persone che non sono disposte ad accettare neppure i più piccoli difetti, debolezze, cattivi pensieri o piccole disonestà di sé, pertanto è indicativa di un tentativo poco sofisticato di presentarsi sotto una luce favorevole all’esaminatore.

La comune procedura di interpretazione di questa scala (Butcher e Williams, 1996) suggerisce che punteggi T compresi tra un valore di 60 e 64 sono indicativi di persone che tendono a dare una buona impressione di sé, mentre i punteggi superiori a 65 T indicano un profilo di personalità al test probabilmente non valido a causa della tendenza del soggetto esaminato a fornire un’auto-presentazione eccessivamente virtuosa.

Oltre alle caratteristiche appena presentate l’elevazione di questa scala è, inoltre, indicativa di un’auto-percezione eccessivamente ingenua e una forte tendenza ad essere rigidi e moralisti.

   
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Barbara Marzioni

Docente del Corso di specializzazione in Neuropsicologia e psicodiagnostica forense dell’Università degli Studi di Siena, collaboratore dell’Istituto di Psicologia generale di Siena.

   
 

Luigi Sardella

Docente del Corso di specializzazione in Neuropsicologia e psicodiagnostica forense dell’Università degli Studi di Siena, psicologo di Consultorio familiare

dott.luigisardella@psicoterapiacostruttivista.it

   
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