Intelligent vs intelligence testing: la proposta di Alan S. Kaufman

Margherita Lang,  Clara Michelotti

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Nel 1979 Alan S. Kaufman pubblica uno dei più importanti lavori per la valutazione dell'intelligenza: Intelligent Testing with the WISC-R. Nel volume, l'Autore propone una lettura dei punteggi del test, che denomina intelligent testing, basata sul ragionamento clinico. Nel primo capitolo del libro, Kaufman specifica che

Nell'interpretazione della WISC-R il punto focale è il bambino e l'obiettivo principale è la comunicazione dei risultati tenendo conto dello specifico background del bambino, dei suoi comportamenti e del suo approccio agli item del test. I punteggi globali perdono parte della loro importanza, all'esaminatore si richiede flessibilità e insight e il test è percepito come un agente di aiuto dinamico, invece di essere considerato uno strumento per il collocamento [NdT, in classi speciali, ecc.], per l'etichettamento o peraltri generi di vessazione scolastica. In sintesi, il testing intelligente è la soluzione e la WISC-R il mezzo (Kaufman, 1979, p. 1).

Kaufman ha chiaro che il termine intelligent testing rischia di essere confuso con intelligence testing: "Sapevo che il titolo in molte bibliografie sarebbe stato scritto scorrettamente come «Intelligence testing» [...] ma amavo il termine intelligent testing - che era stato coniato da uno dei miei mentori, Alexander Wesman - perché nella mia esperienza come persona che aveva costruito dei test, fatto ricerca e formato psicologi scolastici e clinici, avevo visto così tanto stupid testing" (2009, p. 9).
La sua proposta dell'intelligent testing compare in un momento contraddistinto da importanti cambiamenti: la diagnosi di ritardo mentale si basa su nuovi parametri diagnostici, le scoperte genetiche permettono di conoscere l'etiologia di alcuni disturbi evolutivi, compare la categoria diagnostica dei disturbi dell'apprendimento (1961) e la psicopatologia evolutiva compie numerosi progressi.

La realtà sociopolitica americana è contraddistinta da alcuni eventi, che hanno dirette conseguenze sulle modalità e i principi di assessment: il promulgamento del Civil Rights Act(1964), che porta in primo piano il problema delle minoranze linguistiche e culturali e della loro discriminazione; l'emanazione di leggi che richiedono una valutazione del soggetto con test cognitivi per l'accesso a servizi assistenziali e riabilitativi e rendono indispensabile la stesura di un piano educativo individualizzato per ogni bambino con difficoltà cognitive; l'introduzione di nuovi modelli diagnostici; la comparsa di modelli di intelligenza neuropsicologici e l'interesse sempre maggiore verso le batterie "flessibili"; il dibattito sul bias degli strumenti di misura è particolarmente acceso.

Negli anni Settanta lo scopo della misurazione dell'intelligenza è valutare il livello di funzionamento del soggetto in diversi ambiti in modo da formulare precise indicazioni psicoeducative, che meglio rispondano alla realtà clinica del soggetto. Questo evidenzia alcuni aspetti critici: la misurazione di un unico costrutto con un singolo strumento; il rapporto tra diagnosi e strumento; il nesso tra ragionamento clinico e dati; la possibilità di formalizzare la processualità diagnostica.

   
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Margherita Lang

Ordinario di Psicologia Dinamica presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, psicanalista, è socio fondatore dell’Associazione per la Ricerca in Psicologia Clinica (A.R.P.) ed è autrice di numerosi volumi.

margherita.lang@unimib.it

   
 

Clara Michelotti

Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, è professore a contratto di Teorie e tecniche del colloquio psicologico presso la Facoltà di Psicologia dell’Università della Valle d’Aosta. Collabora con A.R.P.

c.michelotti@univda.it

   
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