Performance elevate aiutano a prevenire gli incidenti sul lavoro


Giorgio Cappelli

Psicologo del lavoro, Master in Psicologia per la valutazione e valorizzazione delle risorse umane.

Lo studio della relazione tra sistemi di lavoro ad alta performance e la sicurezza sul posto di lavoro è un tema particolarmente “caldo” per le risorse umane e un recente articolo apparso sul Journal of Applied Psychology(vol. 90, n. 1, 2005) si inserisce in un filone di ricerca che offre interessanti spunti sia teorici che applicativi.

La questione è di particolare rilevanza e utilità per tutti coloro che hanno intenzione di approfondire e confrontarsi con l’influenza che possono avere i sistemi di lavoro ad alta performance con l’aumento della produttività delle organizzazioni e la sicurezza sul posto di lavoro. Questi sistemi si caratterizzano per un elevato livello di coinvolgimento e per uno sviluppo continuo delle competenze del dipendente, per un rapporto di fiducia “forte” con la direzione, per un’organizzazione produttiva ad alto livello, per l’innovazione e la flessibilità. È il prodotto di un insieme di attività diverse, ma interconnesse fra di loro, esercitate dalla direzione all’interno di un’organizzazione. L’utilizzo di queste attività incide fortemente sulle modalità di reclutamento, selezione, sviluppo e motivazione dei dipendenti.

L’assunto sul quale si fondano questi sistemi, denominati appunto ad alto rendimento, è che le persone che lavorano sono una risorsa primaria, un vantaggio competitivo, capaci di continui miglioramenti e in grado di fornire una prestazione ad alto livello se adeguatamente motivate a farlo.

Le condizioni emotive dell’ambiente in cui si lavora, un clima che stimoli la creatività e l’apprendimento, la piacevolezza oltre che la sicurezza degli ambienti di lavoro, sono determinanti per lo sviluppo e l’efficienza delle organizzazioni. Permettere alle persone di lavorare in un’organizzazione che favorisce gli scambi, la trasparenza e la visibilità del lavoro, dove c’è attenzione agli spazi architettonici e il clima è creativo e professionale, tutto favorisce il miglioramento delle prestazioni.


I tre autori canadesi della ricerca, A. Zacharatos e J. Barling della Queen’s University di Kingston e R.D. Iverson della Simon Fraser University di Burnaby, non si sono limitati ad utilizzare strumenti già utilizzati nell’analisi dei sistemi di lavoro ad alta performance (HPWS: High-Performance Work System), ma propongono un proprio modello composto da dieci attività strettamente legate con la sicurezza sul posto di lavoro (sicurezza dell’occupazione, metodi sistematici di selezione, formazione estensiva, lavoro di gruppo e presa di decisione decentralizzata, riduzione delle differenze di status, comunicazione, “bonus” economici per prestazioni in condizioni di sicurezza, leadership trasformazionale, elevata qualità del lavoro, misurazione delle pratiche adottate dal management).

Nella prima fase dello studio i ricercatori hanno indagato la relazione tra le attività utilizzate dalla direzione risorse umane e la sicurezza operativa a livello organizzativo. L’ipotesi era che se la direzione utilizza le attività ad alta performance precedentemente descritte, si verificheranno un basso numero di incidenti.

Il campione era composto da 138 aziende manifatturiere (chimiche, automobilistiche, edili) presenti sul mercato da circa quarant’anni, con un numero medio di dipendenti poco superiore a 500.

Le attività manageriali ad alta performance furono misurate con un questionario di 63 item, appositamente sviluppato.

Due sono gli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca:



  1. le dieci attività organizzative vanno a costituire un unico costrutto fondamentale;
  2. l’utilizzo di procedure ad alta performance a livello organizzativo sono associate a prestazioni elevate e costanti dei lavorati e risultano inoltre incidere positivamente sulla sicurezza professionale.


Questi risultati sono in linea con le ricerche effettuate da altri autori; lo studio infatti evidenzia come le pratiche manageriali sono frequentemente utilizzate per migliorare la performance ma hanno un effetto uguale, se non maggiore, nel determinare la sicurezza organizzativa. Le pratiche HPWS, in definitiva, sono utilissime quando si progettano interventi volti ad incrementare la sicurezza professionale.

Nella seconda fase dello studio l’attenzione fu rivolta alla relazione tra sistemi di lavoro ad alta performance e sicurezza sul posto di lavoro a livello del personale. L’ipotesi, in questo caso, era che la relazione tra le pratiche adottate dalla direzione risorse umane e la sicurezza operativa sia mediata dalla fiducia che i dipendenti ripongono nel management e dal clima di sicurezza percepito.

I partecipanti a questo studio erano 196 dipendenti di un’azienda petrolifera ed una di telecomunicazioni, entrambi canadesi.

Fu utilizzato un questionario ad hoc composto da 81 item per misurare dieci dimensioni (HPWS, mostrare iniziative verso la sicurezza, conoscenza della sicurezza, motivazione alla sicurezza, primo aiuto, mancato aiuto, fiducia nel management, clima di sicurezza, coinvolgimento emotivo, adesione alla sicurezza).

Da questo secondo studio riusciamo a comprendere in modo più approfondito il significato di un sistema di lavoro ad alta performance: esso si basa sul modello presentato in figura 1.


Figura 1



Anche qui due sono i risultati principali:



  1. le dieci dimensioni individuate sono altamente interrelate e formano un singolo fattore;
  2. il clima di sicurezza percepito media la relazione dei sistemi di lavoro ad alta performance, sia attraverso l’orientamento alla sicurezza personale (a = .76) che attraverso la sicurezza verso gli incidenti (a = .35). Per contro, la fiducia nel management media gli effetti dei sistemi di lavoro ad alta performance sulla sicurezza degli incidenti (a = .19), ma non sull’orientamento alla sicurezza personale (figura 2).


L’insieme dei due studi permette di evidenziare che i sistemi di lavoro ad alta performance hanno effetti sulla sicurezza sul posto di lavoro e che questa relazione è mediata dalla fiducia nel management e dal clima di sicurezza percepita. Emerge poi che i sistemi di lavoro ad alta performance hanno un costrutto unidimensionale e che, infine, la soddisfazione sul lavoro risulta mediare la relazione tra lavoro ad alta qualità e sicurezza sul posto di lavoro.


Figura 2



Per il management che si occupa di sicurezza sul posto di lavoro sono indicazioni importanti che consentono di riflettere su quali tecniche risultino efficaci nel determinare un miglioramento della qualità della vita sul posto di lavoro, grazie alla riduzione degli incidenti. Il ruolo dell’organizzazione, nel promuovere la salute e gestire la sicurezza, è infatti preminente su quello individuale.

Ma lo studio dei due canadesi ha i suoi limiti: bisogna sottolineare che gli strumenti utilizzati sono nuovi e quindi non supportati da un’attenta analisi delle proprietà psicometriche. Nella prima fase dello studio è poi importante tenere in considerazione il fatto che il tasso di risposta alla ricerca è stato molto basso, solo il 9.57% delle imprese contattate ha aderito al progetto. Inoltre misurando la sicurezza operativa solo in termini di incidenti gravi che hanno provocato assenza dal lavoro, come è stato fatto, c’è sicuramente il rischio di sottostimare gli incidenti. Infine non emergono indicazioni riguardo al modo in cui i sistemi di lavoro ad alta performance influenzano la sicurezza.

La debolezza della seconda fase dello studio sta nell’aver utilizzato esclusivamente dati self-report; risulta inoltre difficile dimostrare che non vi siano distorsioni dovute all’utilizzo di un singolo strumento.

Ma aldilà di questi limiti, resta l’importanza di concepire interventi organizzativi che fondino la loro efficacia sul coinvolgimento di tutti gli attori dell’organizzazione, perché è solo attraverso questo che si determina una forte incidenza sulla sicurezza organizzativa e, di conseguenza, sulla prevenzione del rischio di incidenti.

Zacharatos e colleghi ci offrono un modello teorico interessante e innovativo: sarebbe auspicabile verificarne la validità anche in altri contesti, oltre a quello nordamericano.

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