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GAP-T: lo sviluppo delle competenze motorio-prassiche
Paola Rampoldi,
Maria Letizia Ferretti
Le capacità prassiche vengono acquisite nei primi anni di vita e si specializzano nel corso dello sviluppo con tempi e modalità simili in tutti gli individui, seppur con una certa variabilità nella comparsa delle diverse competenze, dipendente dalla maturazione del SNC, dalle funzioni cognitive e dagli input provenienti dall'ambiente esterno. Se, da una parte, infatti, le componenti strumentali sono strettamente dipendenti dalla maturazione della funzione motoria, l'iniziativa personale del singolo bambino, la sua propositività, gli stimoli ambientali ai quali è esposto influiscono in modo altrettanto determinante sullo sviluppo delle competenze motorio-prassiche, rendendo le strategie operative più adattive e quindi più efficaci nel far fronte a situazioni sempre più complesse. Tra i 12 e i 36 mesi di età, il bambino acquisita la deambulazione autonoma e una buona prensione volontaria, espande, integra e differenzia queste competenze di base in una rete di abilità e funzioni motorie. Inizialmente, la spinta motivazionale porta il bambino a compiere le prime esperienze con l'oggetto e sull'oggetto; l'attività esplorativa, che, in un primo momento, si esplica in forme elementari, scarsamente differenziate, diventa progressivamente più mirata e codificata, supportata da aspettative, ipotesi, scopi sempre più chiari e definiti. Questo tipo di esplorazione più finalizzata, svolta in modo flessibile e approfondito, è la prima modalità di apprendimento e permette l'evoluzione da schemi generici di attività sull'oggetto all'esecuzione e integrazione di azioni sempre più pertinenti alle caratteristiche degli oggetti. In seguito, anche l'imitazione diventerà mezzo di acquisizione e concorrerà alla formazione e allo sviluppo di rappresentazioni mentali attraverso le quali il bambino imparerà a progettare l'azione. Partendo da un repertorio motorio ristretto, e avendo a disposizione poche competenze automatizzate, che ancora non sa usare con abilità, il bambino impara, in un tempo relativamente breve, a costruire progetti motori sempre più ampi, adattabili e inventivi, usando e combinando tra loro gli schemi motori di base acquisiti, in funzione delle informazioni provenienti dall'esterno, fino ad arrivare a "pensare con l'azione motoria e sopra l'azione motoria" (Levi e Parisi, 1995). Questa evoluzione ha origine dalla capacità del bambino di operare contemporaneamente su due livelli: il rappresentativo e l'esecutivo. Le informazioni provenienti dall'esterno vengono analizzate e via via integrate tra loro, dando origine alla rappresentazione sia dell'oggetto che dell'atto motorio, inteso come risultato di una sequenza di engrammi motori. Lo spazio nel quale l'atto motorio si svolge - inizialmente esistente solo in funzione del gesto - acquista una sua oggettività; attraverso il movimento, il bambino si forma una rappresentazione interna dello spazio, dei primi rapporti topologici e poi euclidei. Contemporaneamente, il movimento finalizzato con l'oggetto contribuisce a determinare nel bambino la formazione semantica dell'oggetto stesso, facilitandone la rappresentazione e l'attribuzione di un'etichetta semantica sia a esso che all'azione che con esso si svolge (nome-verbo). I diversi tipi di informazione (visiva, tattile, propriocettiva, lessicale-semantica) generano un piano di azione che, quando ha raggiunto un soddisfacente livello di efficacia, viene stabilizzato, rappresentato mentalmente e quindi memorizzato. Rapportandosi ai dati (sensomotori o lessicali-semantici) disponibili al momento, il piano di azione potrà essere in seguito recuperato e assemblato ad altre unità simili per "inventare" nuove strategie. Tale procedimento è "basato su processi di ridescrizione delle informazioni, attraverso i quali queste vengono organizzate in formati che si modificano continuamente diventando progressivamente più manipolabili, flessibili e meno specifici" (Karmiloff-Smith, 1987). Raggiunta la capacità di riprodurre e disgregare combinazioni di diversi schemi, il bambino può iniziare ad adoperare l'"azione" come matrice del pensiero.
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Paola Rampoldi
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, svolge attività clinica e di ricerca presso il Servizio di Neuropsicologia del Dipartimento di Pediatria e Neuropsichiatria infantile della Sapienza Università di Roma e attività didattica e di formazione presso il Corso di Laurea Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva della stessa e presso l’ANSvi Accademia di Neuropsicologia dello Sviluppo, Scuola di specializzazione in Psicoterapia di Parma. Si occupa di problematiche neuromotorie, disturbi dell’apprendimento, disturbo della coordinazione motoria e disprassia, con particolare attenzione agli aspetti riabilitativi.
paolaramp@hotmail.com
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Maria Letizia Ferretti
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, svolge attività clinica e di ricerca presso il Servizio di Neuropsicologia del Dipartimento di Pediatria e Neuropsichiatria infantile della Sapienza Università di Roma e attività didattica e di formazione presso il Corso di Laurea Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva della stessa. Si occupa di problematiche neuromotorie, disturbi del linguaggio e dell’apprendimento, disturbi delle funzioni esecutive, disturbo della coordinazione motoria e disprassia, con particolare attenzione agli aspetti riabilitativi.
marialetizia.ferretti@uniroma1.it
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