Il valore del testing

Jacopo Tarantino

ricerca

Dalla fine degli anni Quaranta, con una lunga parentesi negli anni Settanta della contestazione, quando con egualitarismo s'intendeva la negazione delle differenze e con valutazione la discriminazione delle persone, lo sviluppo, la domanda e l'utilizzo di test psicometrici sono costantemente cresciuti. Ma è in particolare oggi che assistiamo ad una sorta di boom: aumenta il numero di test a disposizione dei professionisti in tutti i settori di applicazione, si fanno più specifici, se ne estende l'uso a campi non psicologici (la valutazione delle competenze o delle conoscenze, ad esempio), se ne mettono magari in discussione le modalità tradizionali di utilizzo ma non l'uso in sé. Del resto, il test è una tecnica nello spirito del nostro tempo, teso all'oggettivazione, alla standardizzazione e alla valutazione. Il galileiano "misurare è conoscere" trova applicazione, attraverso il testing, nel campo meno oggettivo e standardizzabile, quello del divenire dell'individuo: il comportamento, le preferenze e gli interessi, la personalità, le competenze e le abilità, l'intelligenza possono, attraverso il test, essere in qualche modo descritti, interpretati, misurati. È questa ambizione della techne che ne svela il limite (e che, ancora oggi, rappresenta la principale critica mossa ai test). Limite che chi sviluppa, pubblica od utilizza i test deve con umiltà tenere presente, se non si vuole che questa ambizione si muti in hybris, la tracotanza di fare di quello psicometrico l'unico strumento di conoscenza (in senso galileiano) del comportamento umano.

È in questa luce che va letto il passaggio che Alan Kaufman fa dal testare l'intelligenza al testing intelligente. O, in un altro campo e in modo diverso, il rifiuto di Mark Savickas del valore normativo-diagnostico del test nella sua teoria della career construction a vantaggio, però, di un suo recupero come momento di riflessione dell'individuo in un contesto che è anche terapeutico (quasi ad evocare quell'assessment terapeutico proposto da Stephen E. Finn).
Sono segnali, diversi e fra loro molto lontani, di una vitalità del testing come tecnica non avulsa dalla riflessione intellettuale, e che sembra - proprio per questa vitalità - spinta verso un profondo rinnovamento. Le mille sfaccettature del testing psicometrico (non esiste una sola tipologia di test, come non esiste un solo ben definito campo di applicazione) ne sono la miglior garanzia perché abbia ancora lunga vita davanti a sé e il suo utilizzo si diffonda ancor più di quanto già accada oggi.
Prendiamo un altro esempio che va sull'operatività più immediata: inizia a prender forma una critica al potere predittivo del questionario self-report in contesti competitivi (tipicamente di selezione e valutazione in ambito organizzativo), dove l'esigenza di valutare cosa le persone sono effettivamente capaci di fare è più cogente che valutare come esse si percepiscono (percezione che in questi contesti è - come sappiamo - fortemente influenzata dalla desiderabilità sociale di chi risponde al test). Forse che questo significa che il tradizionale questionario di personalità sarà prima o poi sostituito da altre metodologie di valutazione? Non proprio, perché il valore di oggettività che il test porta con sé e la tensione verso un ideale di misura attendibile (ancora lo spirito del nostro tempo!) spingono non a sostituire il test tout-court, ma alla ricerca di nuove forme di testing che valuteranno più la performance che la percezione di sé. I test di giudizio situazionale vanno in questa direzione, così come, nel medio periodo, è prevedibile che la disponibilità di test progettati per l'uso computerizzato (stimoli video, interattività, ecc.), e non meramente trasferiti dalla carta a internet, permetterà di avvicinarsi a quell'ideale di assessment ecologico che è, forse, il fine ultimo del testing moderno.

   
pagina 1 di 2
1 | 2 |   >>
b
f


 

Jacopo Tarantino

Direttore Editoriale di Giunti O.S. Organizzazioni Speciali, Direttore del Bollettino di Psicologia Applicata.

j.tarantino@giuntios.it

   
f