La valutazione dello stress e delle strategie di coping di medici e infermieri, attraverso l’Health Professions Stress and Coping Scale

Chiara A. Ripamonti,  Patrizia Steca,  Antonio Prunas

Lo stretto e continuo contatto di medici e infermieri con la sofferenza umana, la malattia, la morte e le aspettative individuali e sociali, spesso idealizzate, sulle professioni sanitarie, espongono gli operatori della salute a un elevato rischio di stress e di burnout.
In particolare, chi opera in questo campo si trova ad affrontare spesso situazioni molto impegnative dal punto di vista sia fisico sia emotivo e la dedizione richiesta, il carico e i ritmi di lavoro, la difficoltà delle relazioni interpersonali e il lento procedere della carriera sono fattori che possono predisporre a un'attitudine generale di distacco e di mancanza di coinvolgimento personale.
Fattori di natura individuale, relazionale e lavorativa contribuiscono allo sviluppo del burnout, tenuto conto però che le forme clinicamente rilevanti della sindrome hanno origine dall'effetto cumulativo e interattivo di essi
La natura multideterminata del burnout porta a riflettere sul fatto che, a parità di condizioni di lavoro, individui diversi possono trovare modalità più o meno funzionali di gestire lo stress cui sono esposti. Questo dato inconfutabile apre le porte alla necessità di controllare le variabili che possono aiutare a limitare l'impatto delle situazioni stressanti sull'individuo, migliorando non solo il suo livello di benessere psicofisico, ma anche la qualità del servizio offerto all'utenza, con il conseguente aumento di soddisfazione di entrambi. Da questo punto di vista, lo studio delle strategie di coping abitualmente adottate dal personale sanitario rappresenta un'area di indagine molto promettente.

L'HPSCS

L'Health Professions Stress and Coping Scale (HPSCS) è un nuovo questionario self-report appositamente elaborato per la valutazione dello stress percepito e l'utilizzo del coping in ambito sanitario.
L'HPSCS propone una serie di situazioni lavorative potenzialmente stressanti nel contesto sanitario, rispetto alle quali misura sia il livello di stress percepito associato a ciascuna situazione, sia i meccanismi di coping abitualmente utilizzati per fronteggiarla. Queste caratteristiche ne fanno uno strumento del tutto innovativo rispetto ad altri più tradizionali che solitamente prevedono riposte a situazioni genericamente definite come "stressanti" o "problematiche", e spesso non riferite a uno specifico contesto di vita o ambito lavorativo.
Le situazioni proposte dall'HPSCS sono state individuate attraverso un'attenta analisi della letteratura sui fattori di stress e sulle cause del burnout in ambito sanitario, che ha consentito di estrapolare una serie di difficoltà e problematiche che si configurano come potenziali stressor per il professionista sanitario.
Parallelamente, sono stati condotti interviste e lavori di gruppo con medici e infermieri, che hanno consentito un ulteriore ampliamento e un approfondimento dei potenziali stressor; è stata quindi effettuata una selezione delle situazioni stressanti che, una volta differenziate per le figure dell'infermiere e del medico, hanno costituito la base del questionario.
L'HPSCS prevede, infatti, due forme alternative contenenti le situazioni definite come più problematiche rispettivamente per gli infermieri e per i medici. Per quanto alcune aree e situazioni problematiche siano comuni alle due categorie professionali (ad esempio "Avere un paziente in grave pericolo di vita"), altre sono invece specifiche per l'uno o l'altro professionista (ad esempio "Avere la necessità di comunicare al paziente una diagnosi infausta", specifica per la figura del medico e "Danni imprevisti all'equipaggiamento sanitario del suo reparto rendono difficoltoso l'espletamento delle sue mansioni", specifica per la figura dell'infermiere).
Per ciascuna delle situazioni proposte, al professionista sanitario viene chiesto, in prima istanza, di indicare il livello di stress a essa associato, servendosi di una scala Likert a 4 punti (0 = "Per nulla"; 1 = "Poco"; 2 = "Abbastanza"; 3 = "Molto"); in secondo luogo, è richiesto di indicare, utilizzando la medesima scala di risposta, la frequenza con cui fa ricorso a ciascuna di quattro strategie di coping proposte:

  • Coping centrato sulla soluzione del problema, caratterizzato dal tentativo di affrontare la situazione problematica, cercando le soluzioni più adeguate e facendo ampio ricorso a risorse ed esperienze personali (ad esempio "Cerco di trovare soluzioni efficaci", "Opero con i mezzi che ho a disposizione").
  • Coping centrato sulla richiesta di supporto sociale, caratterizzato dalla tendenza a ricercare il sostegno, il consiglio e l'aiuto di altre persone per risolvere la situazione problematica (ad esempio "Cerco l'aiuto dei colleghi" e "Mi consiglio con un collega che stimo").
  • Coping centrato sul disagio emotivo, caratterizzato dalla tendenza a reagire fortemente a livello emotivo di fronte al problema e dall'incapacità a gestire e controllare adeguatamente le proprie emozioni (ad esempio "Ho difficoltà a controllare le mie emozioni" e "Entro in uno stato di forte agitazione").
  • Coping centrato sull'evitamento del problema, caratterizzato dalla tendenza a tentare di evitare la situazione problematica a livello cognitivo o comportamentale (ad esempio "Evito di pensarci" e "Delego la soluzione del problema a un mio diretto superiore").
   
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Chiara A. Ripamonti

Ricercatrice presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi Milano-Bicocca, si occupa di comportamenti devianti in adolescenza, meccanismi di coping, comportamenti autolesivi e suicidali, trauma, figlicidio e pensiero irrazionale. È coautrice dell’Health Professions Stress and Coping Scale.

chiara.ripamonti@unimib.it

   
 

Patrizia Steca

Professore associato di Psicologia generale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, si occupa di personalità, motivazione e goal setting nei contesti scolastici, lavorativi e sportivi, e di aspetti cognitivi e emotivi del benessere individuale. È autrice di numerose pubblicazioni nazionali e internazionali inerenti queste tematiche. Per Giunti O.S. Organizzazioni Speciali è coautrice del Big Five Adjectives, dell'Health Professions Stress and Coping Scale e delle Basket Efficacy Beliefs Scales.

patrizia.steca@unimib.it

   
 

Antonio Prunas

Psicologo, psicologo, dottore di ricerca in Psicologia clinica, specialista in Psicologia clinica e psicoterapeuta, è ricercatore di Psicologia clinica presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca dove insegna Psicopatologia generale e dell’età evolutiva. I suoi interessi principali riguardano l’assessment della personalità patologica, i disturbi da uso di sostanze e il disturbo dell’identità di genere.

antonio.prunas@unimib.it

   
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