Una diagnosi di depressione da stress occupazionale

Giuseppe Castellani

Il soggetto di questa indagine sullo stress occupazionale (da me rappresentato come perito di parte), è un caso per il quale impiego una complessa batteria di prove, mirando anche a valutare il rischio, ed a contenerlo, relativo alla simulazione e alla "falsa positività" dei risultati, per permetterci di arrivare in sede eventuale di giudizio con una documentazione che lasci poco spazio ai dubbi ed alla ...controparte! I reattivi da me impiegati sono lo Z test, l'Hand test, le scale IPAT ASQ e CDQ, il CPI, il Mobtest ed il PNP.

Introduzione metodologica

Allo scopo di giungere ad una comprensione precisa delle problematiche del paziente, è necessario che la batteria di test utilizzata per la diagnosi sia sufficientemente completa da indagare i vari aspetti. Tra i test "proiettivi", ovvero quelli che individuano la struttura di personalità del soggetto esaminato, e quindi rilevano le eventuali patologie di fondo, con attenzione - sebbene parziale - anche agli effetti attuali da un punto di vista sintomatologico, consiglio il Rorschach e lo Z-Test. Essi consentono di tracciare un adeguato profilo su "come sta" di fondo il soggetto, ovvero "come stava", per farne risaltare la condizione precedente all'evento traumatico psicologico subito. Ciò permette, tramite il confronto con le altre prove, di stabilire quel nesso causale indispensabile per le valutazioni conclusive.
Tutto questo non è sufficiente, se non uniamo alla conoscenza di fondo del soggetto anche quella della sua "attuale" condizione, per stabilire il differenziale - se esiste - tra "come stava" e "come sta". Utilizzo quindi, alternati, per questo tipo di diagnosi, altri due test proiettivi: lo Hand Test e il Test di Scelta Alberi (TSA), nella versione ampliata da me prodotta nel 1994. I reattivi in questione forniscono la descrizione delle condizioni psicologiche del periodo in cui valutiamo il paziente. Unite queste informazioni a quelle ottenute in precedenza, ecco che già otteniamo una sequenza più esauriente sul nesso causale.
Per il rilevamento della conflittualità lavorativa e degli eventuali danni psicologici da questa derivati, ho costruito e validato un test ad hoc, il Mobtest.
A questi, si aggiungono altri test specifici, relativi alla misurazione dei disturbi accusati dal paziente. Una tale batteria, composta in tutto da sei o sette reattivi psicodiagnostici, permette pervenire a una diagnosi conclusiva di adeguato valore conoscitivo delle condizioni del paziente e delle cause che hanno determinato la sua attuale condizione comportamentale.

Il problema della simulazione o della "positività" dei risultati

La questione della simulazione delle risposte ai test e/o della accentuazione del disagio del soggetto esaminato (positività patologica) ricorre spesso nella elaborazione dei risultati prodotti. In particolar modo, in ambito medico-legale questa problematica assume importanza centrale ai fini della diagnosi ultima e della accettazione di questa dalle parti in causa. La batteria di test indicata è congegnata per ridurre al minimo il rischio suddetto: si tratta infatti di una serie di prove incrociate che assai difficilmente possono essere manipolate consapevolmente tutte insieme. Innanzitutto, i test proiettivi rendono di per se stessi la vita ardua a chi tentasse di contraffare la propria condizione psicologica profonda. Se anche qualcuno venisse reso edotto sul come comportarsi per risultare "diverso" - "positivo" oppure anche "negativo" -, ci sono modi per individuare un atteggiamento di risposta tale da falsificare i risultati. Di fronte all'esaminatore tali astuzie o decadono o vengono neutralizzate facilmente, grazie all'atmosfera che si crea durante le prove, dalla fondamentale esperienza dello psicologo e dalla verifica incrociata del comportamento posto in atto dal paziente con la coerenza di quanto emerge dai test. Inoltre, accanto a quelle proiettive, aggiungo una serie di altre prove ad autosomministrazione (in cui è il soggetto stesso a riferire sul proprio conto), dotate ognuna di un controllo della coerenza delle risposte. Dunque, di fronte a un totale di sei-sette test, le possibilità di simulazione o di esagerazione deliberata si riducono quasi a zero. Inoltre, consiglio l'aggiunta di un'ulteriore prova (il Dépistage di Tendenze Patologiche - PNP), per la verifica delle tendenze psicopatiche, paranoiche e di insincerità eventualmente presenti o amplificate dal soggetto esaminato, per controllarne ancor più a fondo l'onestà esecutiva.

   
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Giuseppe Castellani

Psicoterapeuta, psicologo del Reparto Neurospsichiatrico-Consultorio Psicologico dell’Ospedale Militare di Firenze. CTU presso il Tribunale di Firenze, è socio ordinario della Scuola Romana Rorschach e della Società Internazionale Rorschach.

beatbep@virgilio.it

   
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