Complessità della psicopatia e utilizzo del PPI-R


Sarah La Marca

Psicologa e psicoterapeuta, è professore a contratto presso l’Università di Pavia. Psicologa forense, da anni svolge attività di ricerca nel campo dei disturbi di personalità.

s.lamarca@alice.it

In questi ultimi anni, nell'ambito delle attività di ricerca della Cattedra di Psicologia Clinica dell'Università di Parma, si è dato vita a una serie di progetti i quali permetteranno di approfondire svariati aspetti che vanno a costituire il costrutto della personalità antisociale.
Il PPI-R (Psychopathic Personality Inventory-Revised), di Scott O. Lilienfeld, è uno strumento che consente di avere una conoscenza più approfondita e specifica della misurazione dei tratti antisociali.
L'argomento scelto non è certamente di facile trattazione: sono infatti molti gli interrogativi che attendono ancora una precisa risposta e verifica. In campo clinico non esiste ancora un accordo su cosa rappresenti chiaramente la psicopatia, o più precisamente quali criteri siano ammessi senza riserve e quali invece non accettati all'unanimità.
Lo studio della psicopatia è diventato particolarmente significativo a partire dagli inizi del Novecento, quando la psicologia ha potuto dare interessanti contributi alla psichiatria e alla criminologia, fornendo una serie di informazioni sempre più dettagliate su questo tipo di soggetti: caratteristiche di personalità, dinamiche psicologiche, abilità  cognitive e aspetti comportamentali. Ciò è di estrema utilità quando si è chiamati a emettere una sentenza sulla capacità di intendere e di volere del reo. La definizione della pena che accompagna l'emissione del giudizio da parte del magistrato sarà tanto più adeguata quanto più attenta sarà stata la perizia. Ne consegue una più agevole definizione e programmazione delle linee guida dell'eventuale intervento terapeutico, rendendolo il più tempestivo ed efficace possibile. Questo permette all'individuo che ha commesso un reato di riacquistare o acquisire per la prima volta identità e competenze, che gli permettano di raggiungere e mantenere un adeguato reinserimento nella società, come viene sancito nell'art. 27 della Costituzione italiana.
Molti fra psicologi e psichiatri hanno cercato di fare una descrizione del soggetto. Schneider (2005) descriveva queste persone come "individui che soffrono della loro anormalità , o della cui anormalità soffre la società". Molti studi hanno dimostrato come invece la sofferenza verso la loro anormalità  non ha niente a che vedere con il profilo dello psicopatico.
Come sottolineano Lilienfeld e Widows (2005): "Research calls into question the claim that psychopathy and anxiety are negatively correlated".

Gli psicopatici sono caratterizzati da un' assenza di sentimenti, lo psicopatico sente poco se non nulla. Può compiere le azioni più agghiaccianti e richiamarle alla memoria senza provare alcun rimorso. Ha una capacità di amare deformata e le sue relazioni affettive, anche le più intime, se esistono sono misere, fugaci e mirate a un solo obiettivo: l'appagamento dei suoi desideri. Kernberg (1988, in Gabbard, 2002), durante la sua attività clinica svolta con pazienti ambulatoriali e ricoverati, descrive la psicopatia come una variante primitiva del Disturbo Narcisistico di Personalità. Secondo Kernberg gli psicopatici presentano una organizzazione di personalità fondamentalmente "al limite", in quanto:

  • utilizzano difese piuttosto primitive come la scissione, la proiezione, lo spostamento e l'identificazione primitiva;
  • le relazioni d'oggetto interne sono altamente patologiche: questi soggetti sono spesso tormentati dalla noia e dal senso di vuoto;
  • l'invidia preclude le relazioni interpersonali;
  • queste persone sono manipolative e affascinanti; il loro scopo principale è la distruzione simbolica degli altri, l'umiliazione e il loro dominio;
  • la ricerca oggettuale è protratta alla soddisfazione di un bisogno aggressivo di dominare;
  • una particolare forma di scissione porta a una discontinuità nella rappresentazione di Sé.

Questo li porta al disconoscimento del loro comportamento passato.

Sempre da una prospettiva psicodinamica, Meloy (1988, in Gabbard, 2002) utilizzava il termine psicopatico per descrivere quegli individui senza empatia, con uno stile relazionale sadomasochistico fondato sul potere. Pearson (1986, in Gabbard 2002) lo descrive come un disturbo degli impulsi in cui l'immediato sollievo dell'ansia è più importante di qualsiasi conseguenza a lungo termine. Lo psicopatico è quindi un individuo non esplicitamente psicotico, ma il cui comportamento è così caotico e poco in sintonia con le richieste della società, che è possibile inferirne una psicosi al di là  delle apparenze.

Test e perizie

L'universo dei test in ambito giuridico in Italia non è poi così esteso, lo stesso non si può dire per la confusione che li riguarda. Prima di tutto è necessario distinguere e fare chiarezza tra le diverse categorie di test.
Le tre macrocategorie sono identificabili nei test di livello, test di personalità e i test neuropsicologici. Tra i test di personalità  sono conosciuti in modo particolare il Minnesota Multiphasic Personality Inventore-2 (MMPI-2) e il test proiettivo di Rorschach. In Italia questi due test sono quelli usati più di frequente in ambito peritale. L'aspetto interessante è che esisterebbero strumenti più precisi e mirati che garantirebbero una focalizzazione su determinati aspetti della personalità  e che inoltre permetterebbero una comparazione (validità  di criterio) con i risultati ottenuti dai test prima menzionati.
In ambito forense sarebbe di estrema utilità poter misurare con strumenti accurati gli aspetti della personalità.
In particolare quando si parla di comportamenti devianti, il nostro interesse dovrebbe orientarsi su aspetti ben specifici della personalità, come per esempio quei tratti che definiscono il soggetto antisociale (psicopatico).
"La caratteristica essenziale del Disturbo Antisociale di Personalità è un quadro pervasivo di inosservanza e di violazione dei diritti degli altri, che si manifesta nella fanciullezza o nella prima adolescenza, e continua nell'età adulta. Questa modalità è stata anche denominata psicopatia, sociopatia o disturbo "dissociale" di personalità. Poiché la disonestà e la manipolazione sono caratteristiche centrali del Disturbo Antisociale di Personalità, può essere particolarmente utile integrare le informazioni acquisite dalla valutazione clinica sistematica con le informazioni raccolte da fonti collaterali" (cfr. DSM-IV-TR).
Il MMPI-2 è provvisto di una scala specifica che misura la Deviazione Psicopatica (4 - Pd), che misura le tendenze antisociali o il comportamento psicopatico.
Possibilità interpretative dei punteggi rilevati:

  • (≥ 76) scarsa capacità di valutazione, instabile, irresponsabile, egocentrico e immaturo. Comportamenti antisociali aggressivo o violento;
  • (66-75) scarsa tolleranza alla noia o alla monotonia, problemi con l'autorità, problemi ricorrenti con il coniuge e sul lavoro, ribelle e ostile. Reazioni emotive superficiali (vergogna, colpa). Abuso di sostanze, storia di fallimenti personali, relazioni superficiali;
  • (56-65) impulsivo e intraprendente, edonista, permaloso, inaffidabile e impaziente. Socievole, fiducioso di sé e assertivo, fantasioso e creativo.

Viene da chiedersi perché in Italia non siano stati condotti approfonditi studi riguardanti l'antisocialità e per quale motivo si è delineata la tendenza a adeguarsi e quindi ad accontentarsi di strumenti che ormai hanno degli anni e soprattutto non pensati per l'ambito forense. Questo settore sente il bisogno di nuovi strumenti capaci di garantire una maggiore conoscenza delle dinamiche che conducono determinati soggetti a scontrarsi con le norme sociali e quindi a delinquere.
Il livello del comportamento antisociale nella società è fonte costante di preoccupazione. L'antisocialità è senza dubbio tra gli argomenti che più si intrecciano con la vita delle persone. Anche la concessione dell'indulto (legge 31 luglio 2006, n. 241) ha suscitato non poche polemiche e interrogativi da parte dell'opinione pubblica, soprattutto di fronte a reati commessi subito dopo la scarcerazione dei detenuti appena rilasciati.

Neuroscienze e comportamento antisociale

Ma cos'è l'antisocialità? Non è semplice rispondere a questa domanda, sarebbe più corretto parlare delle diverse forme dell'antisocialità.
L'atto antisociale è innescato da uno stimolo che scatena frustrazione e aggressività e induce frequentemente rabbia, ma, ciò che è più importante, l'aggressore non mira ad alcun scopo specifico, come ad esempio impossessarsi di beni della vittima. Per contro, l'aggressione strumentale (detta anche proattiva) è premeditata e diretta a uno scopo, come acquisire beni o salire di status attraverso l'atto.
Questa distinzione è stata criticata a causa della difficoltà nel definire la natura di specifici episodi di aggressività umana. Tuttavia c'è un considerevole numero di dati indicanti due popolazioni separabili di individui aggressivi: coloro che presentano solo aggressività reattiva e coloro che presentano alti livelli di aggressività  strumentale, oltre la prima.
La letteratura suggerisce che sia negli animali che negli uomini la corteccia frontale è coinvolta nel controllo del circuito sottocorticale che modula l'aggressività  reattiva.
Certamente, danni alla corteccia frontale mediale e orbitale sono associati a un aumento del rischio di comparsa di comportamenti aggressivi negli umani, sia che la lesione avvenga durante l'infanzia che dopo.
Molti studi mostrano poi una ridotta attività della corteccia frontale in pazienti aggressivi reattivi. È interessante notare che questa riduzione dell'attività non viene invece riscontrata in pazienti che presentano in maniera predominante aggressività strumentale; questo coincide con gli studi che indicano come gli psicopatici non mostrino scarsa funzionalità della corteccia frontale.
Sfortunatamente gli studi citati hanno posto poco interesse nel considerare le singole aree della regione frontale della corteccia, e questo nonostante gli studi neurofisiologici suggeriscano fortemente che solo la corteccia mediale e quella orbitale sono coinvolte nel modulare l'aggressività reattiva; la corteccia dorsolaterale e prefrontale paiono avere un ruolo marginale.
La corteccia orbitale frontale è coinvolta in almeno due processi che modulano i sistemi sottocorticali che mediano l'aggressività reattiva. Il primo consiste nel calcolare le aspettative di ricompensa e riconoscere se queste siano state violate. La frustrazione è stata a lungo collegata con l'aggressività reattiva. La frustrazione compare a seguito dell'inizio di una condotta finalizzata a una ricompensa e della conseguente assenza di essa. La corteccia orbitale frontale è coinvolta nel calcolo sulla violazione delle aspettative, necessario a indurre la frustrazione; questo può dunque suggerire che essa sia in grado di aumentare l'attività neuronale nei sistemi sottocorticali mediatori dell'aggressività qualora la ricompensa non venga ottenuta e sopprimere tale attività al raggiungimento di quest'ultima.

Social Response Reversal

Il secondo processo è quello di "revoca della risposta sociale" (SRR). È stato suggerito che le regioni della corteccia orbitale frontale siano coinvolte in un sistema cruciale per la cognizione sociale e la modulazione dell'aggressività. La circostanza accentua il ruolo dei segnali sociali nel modulare il comportamento sociale. Ebbene, le espressioni di rabbia servono a inibire il comportamento degli altri nelle situazioni in cui regole e aspettative sociali sono state violate.
Si pensa che il sistema SRR possa essere attivato da diverse classi di stimoli: 1) espressioni di rabbia di altri individui; 2) altrui espressioni di valenza negativa; 3) situazioni associate a disapprovazione sociale.
Di certo la corteccia orbitale frontale viene attivata dall'espressione di emozioni negative, in particolare rabbia, ma anche paura o disgusto. Inoltre, pazienti con lesione della corteccia orbitale frontale sono indeboliti nella capacità di riconoscere le espressioni facciali, e in particolare la rabbia. In simili pazienti è stata riscontrata scarsa abilità anche nell'attribuire correttamente rabbia e imbarazzo a protagonisti di storie. Infine, questi pazienti mostrano un deficit anche nel riconoscere i tipi di violazione delle norme sociali che generano rabbia negli altri. È importante sottolineare che recenti esperimenti hanno rivelato che la stessa regione della corteccia laterale orbitofrontale risponde sia alle espressioni di rabbia che alla violazione di norme sociali.
L'idea è quella che il sistema SRR moduli risposte comportamentali, in particolare relative all'aggressività reattiva.
È stato suggerito anche che il tipo di modulazione sia funzione della posizione che l'animale occupa nella gerarchia di dominanza. Infatti, ad esempio, le espressioni di rabbia di un individuo altolocato nella gerarchia sopprimono l'aggressività reattiva e conducono a cambiamenti nel comportamento strumentale in corso. Per contro, espressioni di rabbia da parte di un individuo di basso status portano a una attivazione del circuito sottocorticale per l'aggressività reattiva. Molti studi sui primati sono in linea con queste ipotesi: animali neurologicamente stimolati sfogano la propria aggressività verso animali sottomessi ed evitano il confronto coi dominanti.
Il sistema SRR viene considerato separabile dal sistema che calcola le violazioni alle aspettative di ricompensa, il quale spesso coinvolge regioni della corteccia orbitale frontale. Una doppia dissociazione è stata osservata in lavori con psicofarmaci; infatti composti a base di GABA, come diazepam o alcol indeboliscono la revoca della risposta sociale, ma non la revoca della risposta a cambiamenti contingenti, cosa che invece si ottiene attraverso manipolazioni a base di serotoninergici. Questo mostra come i due sistemi possano essere considerati funzionalmente separati. Molti dei dati considerati sono stati ottenuti da lavori con pazienti neurologici, descritti come affetti da "pseudo-psicopatia" o "sociopatia acquisita". In ogni caso, esistono anche forme sviluppabili di queste sindromi neuronali, che possono dipendere sia da fattori genetici che ambientali. La psicopatia, come vedremo, non è fra queste forme; gli psicopatici mostrano alti livelli di comportamento antisociale strumentale, assai dissimile dai pazienti affetti da lesioni alla corteccia orbitale frontale. Pazienti affetti da disturbo borderline di personalità (BPD) presentano invece molte più somiglianze con questi ultimi e sono caratterizzati da attacchi impulsivi di aggressività, instabilità affettiva, inappropriata e intensa rabbia e relazioni interpersonali labili. È stato poi identificato un altro gruppo, dal disturbo esplosivo intermittente (IED), che presenta pattern di aggressività cronica, sproporzionati alle provocazioni. Entrambi i gruppi evidenziano disfunzioni generalizzate alla corteccia frontale che inficiano la capacità di revoca della risposta e mostrano scarsa abilità nel riconoscimento di espressioni di rabbia.
L'aggressività strumentale è un'attività motoria diretta a uno scopo, e come tale è presumibile che coinvolga gli stessi sistemi neurali corticali degli altri programmi motori intenzionali. In sintesi, questi sistemi includerebbero la corteccia temporale per rappresentare l'oggetto, i neuroni striatali e corticali promotori per realizzare il comportamento. È improbabile che elevati livelli di comportamento strumentale in certi individui siano attribuibili ad anormalità in uno dei sistemi per il comportamento motorio; individui con livelli di aggressività strumentale sopra la norma non mostrano in generale deficit motori. È invece probabile che simili soggetti mostrino alti livelli di comportamento strumentale perché sono stati rinforzati, anziché puniti, per tali comportamenti in passato.
Socializzazione morale è il termine dato al processo mediante il quale i caregiver e gli altri rinforzano comportamenti da incoraggiare e puniscono quelli da scoraggiare.

Da notare che lo stimolo incondizionato che meglio raggiunge la socializzazione morale è il dolore della vittima; l'empatia indotta, portando l'attenzione del trasgressore sulla vittima, orchestra principalmente la socializzazione morale. La socializzazione morale comprende condizionamento avversivo e apprendimento strumentale. Per comprendere che colpire un altro è cosa cattiva, una rappresentazione di ciò deve essere associata con uno stimolo incondizionato avversivo attraverso il condizionamento avversivo. Similmente, imparare a evitare di commettere trasgressioni morali implica di vedere la propria o l'altrui responsabilità punita da una risposta avversiva della vittima del danno.
L'amigdala è implicata in maniera centrale nell'apprendimento strumentale e nel condizionamento avversivo, e questo è stato rivelato attraverso lavori con animali e umani con lesioni neurologiche.
L'amigdala consente la rappresentazione di stimoli condizionali che elicitino risposte condizionate attraverso il tronco dell'encefalo (durante il condizionamento avversivo) e la rappresentazione di stimoli condizionali da associare a specifiche risposte per le ricompense (durante l'apprendimento strumentale). Inoltre l'amigdala è coinvolta in una particolare forma di apprendimento strumentale, l'apprendimento passivo di esitamento, in cui l'individuo si deve trattenere dal rispondere a stimoli che invece genererebbero una punizione. I dati ci dicono anche che la causa di alti livelli di aggressività strumentale nell'individuo può essere ricercata in un fallimento della socializzazione morale, sia legata all'esperienza che a fattori neurocognitivi.
Come già detto, la psicopatia si manifesta nello sviluppo con alti livelli di comportamento antisociale strumentale, e viene riconosciuta principalmente attraverso l'uso dell'Antisocial Process Screening Device (APSD) o della Psychopathy Checklist-Revised (PCL-R). Gli psicopatici presentano inoltre impoverimento emozionale: poca ansia, empatia per le vittime o senso di colpa. I sistemi affettivi che mediano il condizionamento strumentale e avversivo come risposta alla tristezza e paura altrui sono disfunzionali; a livello neurale, l'idea è che ciò sia dovuto a una disfunzionalità dell'amigdala.
Ci sono vari studi a supporto di questa tesi; recentemente uno studio attraverso la risonanza magnetica volumetrica ha trovato una significativa correlazione negativa tra psicopatia e volume dell'amigdala. Uno studio simile, investigando le risposte neuronali a parole di valenza negativa o neutra, ha riscontrato una ridotta risposta dell'amigdala verso le parole di valenza negativa da parte di quei soggetti che avevano ottenuto un alto punteggio nel PCL-R. A livello funzionale gli psicopatici sono carenti in compiti che coinvolgono le funzioni dell'amigdala e nel condizionamento avversivo, e si riscontra una scarsa ampiezza del riflesso di allarme a fronte di stimoli predittivi di minaccia. Essi sono carenti anche nell'apprendimento dell'evitamento passivo e nell'apprendimento strumentale, oltre che nel riconoscimento dell'altrui paura e dolore.
Nella letteratura è riportato che i neuroni nella corteccia orbitale frontale possano rispondere differentemente agli stimoli durante il condizionamento avversivo e l'evitamento passivo. In ogni caso lesioni della corteccia orbitale frontale non inficiano l'evitamento passivo, né l'apprendimento strumentale: in breve essa, a differenza dell'amigdala, non è necessaria per le due funzioni.

La corteccia orbitale frontale (come l'amigdala) è invece necessaria per un appropriato cambiamento di comportamento a seguito della svalutazione di un rinforzatore. Inoltre è essenziale per la revoca della risposta e l'estinzione. Complessivamente è fondamentale per cambiare tipo di risposta a uno stimolo quando le contingenze di rinforzo cambiano. Infine, la corteccia orbitale frontale è stata messa in connessione con i processi decisionali che richiedono la conoscenza dei potenziali risultati.
In conclusione, è importante distinguere fra aggressività strumentale e reattiva. Queste forme sono associate a differenti disturbi. I pazienti con disturbo di personalità borderline presentano aggressività reattiva. Gli psicopatici presentano alti livelli sia dell'una che dell'altra. La corteccia orbitale frontale è coinvolta nella modulazione dell'aggressività reattiva. Essa non inibisce l'aggressività reattiva, ma può aumentarne o diminuirne la probabilità in funzione degli stimoli di natura sociale presenti nell'ambiente. La corteccia orbitale frontale è meno chiaramente coinvolta nell'aggressività strumentale. Essa non è necessaria per quelle funzioni come il condizionamento avversivo a l'evitamento passivo, indispensabili per la socializzazione morale, ma è coinvolta nella revoca della risposta. Deficit di questa funzione sono riscontrabili in individui psicopatici. Resta ancora da stabilire se il deficit sia associato al comportamento antisociale.

Il PPI-R

"Psychopathy is a potent predictor of illegal behavior, including general and sexual criminal recidivism" (Hare, 2003).
Scott Lilienfeld da anni sta compiendo interessanti studi circa la psicopatia. Lilienfeld ha costruito un importante strumento che valuta la personalità psicopatica. Di seguito sarà presentato in breve il suo test PPI-R, da noi standardizzato in Italia.
Dopo aver tradotto il test lo abbiamo somministrato, il 17 ottobre 2006, a circa 200 studenti del corso di Psicologia della Personalità presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università degli Studi di Parma. Questa data segna l'inizio di un'ampia ricerca a cui lo stesso Lilienfeld partecipava oltreoceano. Dovevamo, inoltre, prendere in considerazione che il gruppo degli offender americano poteva essere diverso dal nostro. Per il nostro studio era importante includere strutture come il SerT e le comunità terapeutiche per poter inquadrare in modo chiaro anche la condizione della tossicodipendenza, e strutture come l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario, in modo tale da rendersi conto della reale capacità del test di discriminare tra campioni diversi, tutto questo senza escludere il carcere. Come fatto notare dagli Autori, dal gruppo degli offender è molto più difficoltoso avere risposte sincere al test, la simulazione sembra essere una caratteristica che va a complicare lo studio sui soggetti con tratti antisociali.
Il PPI-R può essere somministrato e corretto da persone senza una specifica preparazione in psicologia clinica o in psichiatria, ma gli esaminatori dovrebbero essere istruiti nella somministrazione di misure di self-report e avere familiarità, oltre essere aggiornati, con la ricerca e la letteratura clinica sulla psicopatia. Dovrebbero inoltre aver letto e aver ben presenti le procedure di somministrazione e scoring descritte nel Manuale Professionale e le linee guida per l'utilizzo del test comunemente riconosciute.

In accordo con gli Standards for Educational and Psychological Testing (American Educational Research Association, American Psychological Association e National Council on Measurement in Education, 1999), l'interpretazione dei punteggi e dei profili del PPI-R è ristretta a esperti qualificati che abbiano conseguito una preparazione formale in psicologia clinica o in psichiatria, come anche una significativa preparazione o corso di formazione sui metodi statistici e psicometrici e sull'interpretazione dei test psicologici in un college o università qualificati.
I punteggi e i profili del PPI-R non dovrebbero essere utilizzati come unica base per decisioni diagnostiche e di trattamento, le quali richiedono l'integrazione di informazioni da differenti fonti. I risultati del PPI-R dovrebbero essere accessibili solo a professionisti che siano qualificati nell'interpretare i loro significati e che ne salvaguardino il loro utilizzo.

Gli item del PPI-R e le sue istruzioni sono state scritte a un livello di comprensione della lettura che corrisponde alla quarta elementare. Il PPI-R è stato standardizzato e validato per l'uso con donne e uomini la cui età andava dai 18 agli 86 anni. Il campione normativo ha incluso sia adulti provenienti da diverse regioni geografiche e da un'ampia gamma di retroterra (culture) raziali/etnici e di educazione, raggruppati dai dati del censimento degli Stati Uniti (US Bureau of Census, 2002), sia studenti universitari maschi e femmine da varie università degli Stati Uniti.
L'analisi dei dati normativi indica che il PPI-R è largamente o interamente slegato dall'influenza del fattore razza/etnia. Comunque i risultati delle analisi rilevano effetti multipli legati al genere e, in dimensione minore, effetti legati all'età sui punteggi delle scale del PPI-R.
Il PPI-R può essere completato dalla maggior parte dei soggetti in 20/30 minuti, sebbene possa richiedere più tempo ai partecipanti con un'inferiore capacità di comprensione nella lettura. Preferibilmente il PPI-R dovrebbe essere completato in un luogo quieto, riservato e senza distrazioni, in un'unica prestazione.
Se vengono rilevate risposte non date o con più di una scelta, l'esaminatore dovrebbe richiedere al soggetto esaminato di rispondere a tutte le affermazioni e/o di scegliere solo una risposta per affermazione, in quanto risposte mancanti o multiple potrebbero invalidare lo scoring del PPI-R. Se il soggetto esaminato indica che l'affermazione non è pertinente, l'esaminatore dovrebbe incoraggiarlo a fornire una risposta che fosse il più vicino possibile a come lui/lei descriverebbe se stesso/a. Se il soggetto esaminato si rifiuta di correggere le risposte mancate o multiple, l'esaminatore dovrebbe procedere con lo scoring.
Come per il punteggio totale, i punteggi ottenuti alle scale di contenuto del PPI-R riflettono variazioni nei livelli dei tratti misurati da ciascuna scala e punteggi elevati riflettono livelli maggiormente pronunciati di tali tratti. Per esempio, punteggi elevati nella scala Egocentrismo Machiavellico (Machiavellian Egocentricity) riflettono elevati livelli di narcisismo e atteggiamento insensibile verso gli altri, punteggi elevati nella scala Influenza Sociale (Social Influence) riflettono elevati livelli di abilità autopercepita di influenzare e manipolare gli altri, elevati livelli nella scala Mancanza di Paura, (Fearlessness) riflettono livelli elevati di assenza di ansia anticipatoria e propensione a intraprendere attività pericolose. Il test è costituito dalle seguenti sottoscale oltre le scale di validità.

Egocentrismo Machiavellico (ME)

Questa scala a 20 item misura la propensione a manipolare gli altri per obiettivi personali e una visione cinica, severa e strumentale della natura umana. Il contenuto degli item di questa scala riflette la tendenza ad alterare le regole, a scavalcare gli altri, a mentire per il proprio guadagno e a percepire se stesso come migliore del resto delle altre persone.

Anticonformismo Ribelle (RN)

Questa scala a 16 item misura la tendenza verso la non convenzionalità, atteggiamenti contro l'autorità e la resistenza alle norme sociali. Il contenuto degli item di questa scala riflette la percezione di se stesso come un "ribelle senza motivazione", come suscettibile alla noia e propenso a vagabondare.

Esternalizzazione della Colpa (BE)

Questa scala a 15 item misura la percezione del soggetto nei confronti del mondo esterno, di quanto lo avverta ostile e quanto reputi le altre persone responsabili dei propri problemi. Il contenuto degli item di questa scala riflette la percezione di sé come una vittima innocente delle circostanze esterne, nonché una tendenza a considerare i propri fallimenti come il prodotto della cattiva sorte e delle cattive intenzioni da parte degli altri.

Mancanza di Pianificazione (CN)

Questa scala di 19 item misura una propensione alla mancanza di pianificazione e una tendenza a ignorare considerazioni prudenti optando per soluzioni alternative. Il contenuto degli item di questa scala riflettono una tendenza ad agire prima di pensare, a fallire nell'imparare dai propri errori e a concedere poco tempo verso scopi a lungo termine nella propria vita.

Influenza Sociale (SOI)

Questa scala di 18 item misura una propensione a essere affascinanti, attraenti e abili nell'influenzare gli altri. Il contenuto degli item di questa scala riflette la tendenza a vedere se stessi come sicuri di sé, verbalmente disinvolti, abili nel dare subito una prima buona impressione agli altri e ampiamente svincolati da ansia sociale.

Mancanza di Paura (F)

Questa scala di 14 item misura la mancanza di ansia anticipatoria riguardo a danni fisici e all'aspirazione a intraprendere attività rischiose. Il contenuto degli item di questa scala riflette la percezione di sé come di una persona che ama il rischio e che non è impaurita da danni fisici.

Immunità allo Stress (STI)

Questa scala costituita di 13 item misura la tendenza a mantenere la calma di fronte a stimoli ansiogeni e una mancanza di tensione sotto pressione. Il contenuto degli item di questa scala riflette un'abilità a rimanere "distaccati" in concomitanza di circostanze difficili e a essere in modo minore soggetti a essere stressati/nervosi.

Freddezza Emotiva (C)

Questa scala di 16 item misura un'assenza di legami e di sentimenti profondi come senso di colpa, empatia, nonché l'incapacità di mantenere nel tempo relazioni con altre persone. Il contenuto degli item di questa scala riflette un'assenza di affettuose emozioni sociali e una completa incapacità a mettersi nei panni dell'altro.

Conclusioni

Vi è una sottile linea di demarcazione che divide la condotta criminale dalla psicopatia. Indagini svolte tra la popolazione carceraria rivelano che molti psicopatici si ritrovano a commettere crimini in successione, come se non potessero fare altrimenti, ma solo una minoranza dei criminali è affetta da psicopatia o compie reati con questo tipo di gravità, persistenza, vittimologia o modus operandi.
È anche vero che la condotta criminale, di basso livello, è molto più frequente nella società (Hart e Hare, 1989).
Moltissimi individui si ritrovano ad agire e ad assumere comportamenti, in casi isolati e con minore livello di gravità, che vanno contro le norme sociali mettendo in atto piccole trasgressioni per ottenere anche limitati vantaggi economici. Altre ricerche (Colledge e Blair, 2001; Gulotta, 1998; Lynam e Moffit, 1995) evidenziano come nell'adolescenza di adulti psicopatici siano frequentemente riscontrati disturbi dell'attenzione e della condotta, che si manifestano in episodi di vandalismo e altri tipi di violenze. Nella maggior parte dei casi si tratta di atti contro il patrimonio, ma non mancano, anche se in misura inferiore, aggressioni contro le persone che appartengono a gruppi isolati e svantaggiati (basso livello sociale). È vero anche che molti giovani non vengono raggiunti dalla giustizia o non evolvono in personalità che delinquono abitualmente o in personalità psicopatiche.
Sarebbe interessante e, soprattutto, utile riuscire a individuare alcune delle maggiori caratteristiche che concorrono alla formazione della personalità antisociale. Ciò che complica uno studio di questo tipo è la numerosità di variabili che influiscono l'una sull'altra. Il PPI-R potrebbe diventare un utile strumento predittivo che potrebbe facilitare l'individuazione di soggetti a rischio in età adolescenziale. Infatti, abbiamo deciso di introdurre nel campione normativo anche le scuole superiori per valutare la correlazione con un test aspecifico come il MMPI-A.
Il PPI-R ha un considerevole potenziale come misura self-report della psicopatia, con scale di contenuto, punteggi fattoriali che sono internamente coerenti e stabili nel tempo. Il PPI-R e il punteggio totale del PPI (prima versione del test) mostrano una buona validità convergente e discriminante con le misure self-report, le interviste e le osservazioni della psicopatia, del comportamento antisociale, dei disturbi di personalità del DSM e dei tratti di personalità del range normale. I due principali fattori del PPI e del PPI-R (Fearless Dominance e Self-Centered Impulsivity) esibiscono una promettente validità convergente e discriminante con le misure di psicopatia e di comportamento antisociale, come pure sorprendentemente diversi correlati demografici e di personalità.
Tuttavia, una questione importante riguardante la validità merita una ulteriore attenzione. Scant (citato in Lilienfeld et al., 1996) ha pubblicato una ricerca in cui esaminava la relazione del PPI e del PPI-R con indici di laboratorio rilevati per la psicopatia (ad esempio: go/no-go, fear-potentiated, misure neuropsicologiche delle disfunzioni del lobo frontale, risultati neuroimaging; cfr. Lilienfeld, Hess e Rowland, 1996, per un'eccezione). Tale evidenza è necessaria per far luce sulla rete nomologica flesh out che collega il PPI e il PPI-R alle misure dei deficit sociobiolocici che apparentemente sostengono la psicopatia. Infine, la presenza di correlazioni basse e negative tra molte scale di contenuto del PPI/PPI-R e l'ortogonalità virtuale dei fattori del PPI/PPI-R, la psicopatia così come valutata dal PPI sia meglio concettualizzata come un "tratto composto" (cfr. Smith et al., 2003), cioè come un tratto che consiste di varie sfaccettature di ordine inferiore largamente indipendenti, piuttosto che come un "tratto multisfaccettato", cioè come un tratto di ordine superiore che sottende tratti covarianti di ordine inferiore (Lilienfeld e Fowler, 2006). Il modello fattoriale del PPI/PPI-R, come pure le sue otto scale di contenuto, potrebbero dimostrarsi utili nella chiarificazione dei correlati differenziali dei componenti del costrutto della psicopatia.

La validazione italiana del PPI-R è in corso di pubblicazione presso Giunti O.S. Organizzazioni Speciali

Riferimenti bibliografici

American Educational Research Association, American Psychological Association e National Council on Measurement in Education (1999). Standards for educational and psychological testing. American Research Association, Washington, DC.
American Psychiatric Association (1968). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder (2nd ed.). American Psychiatric Association, Washington, DC.
Bechara, A., Damasio, A.R., Damasio, A. e Anderson, S.W. (1994). Intensivity to future conseguences following damage to human prefrontal cortex. Cognition, 50, 7-12.
Blair, R.J.R., Sones, L., Clare, F. e Smith, M. (1995). Is the psychopath Morally insane? Journal of Personality and Individual Differences, 19 (5), 741-752.
Capote, T. (1966). A sangue freddo. Milano: Garzanti.
Colledge, E. e Blair, R.J. (2001). Somatic markers and response reversal: is there orbitofrontal cortex dysfunction in boys with psychopathic tendencies? Journal Abnorm Child Psychology, 29, 6, 499-511.
Damasio, A.R. (1994). Descartes' Error: Emotion, reason and human brain. New York: Grosset.
Gabbard, G.O. (2002). Psichiatria Psicodinamica. Raffaello Cortina Editore, Milano.
Gulotta, G. (1998). Gemelli e antisocialità. Rivista di psicologia giuridica, IV (II), 27-33.
Hare, R.D. (1993). Without conscience: The disturbing world of the psycopath among us. Wiley, New York.
Hare, R.D. (2003), Manual for the revised psychopathy checklist. Toronto, ON: Multi-Health Systems.
Hart, S.R e Hare, R.D. (1989). Discriminant validity of the Psychopathy Checklist in a forensic psychiatric population. Psychological Assessment, 1, 211-218.
Kernberg, O.F. (1995). Relazioni d'amore, Normalità e Patologia. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Kosson, D.S. e Newman, J.P. (1986). Psychopathy and the Allocation of Attentional capacity in a Divided-Attention situation. Journal of Abnormal Psychology, 95 (3), 257-263.
Lehermitte, F. (1983). Utilization behavior and its relation to lesions of the frontal lobes. Brain, 106, 237-255.
Lilienfeld, S.O. e Fowler, K.A. (2006). The self-report assessment of psychopathy: Problems, pitfalls, and promises. In: C.J Patrick, Handbook of Psychopathy Personality. 1997. New York: Guilford Press.
Lilienfeld, S.O., Hess, T.H. e Rowland, C. (1996). Psychopathic personality traits and temporal perspective: A test of the short time horizon hypothesis. Journal of Psychopathology and Behavioral Assessment, 18, 285-314.
Lilienfeld, S.O., Purcell, C. e Alexander, J.J. (1997). Assessment of Antisocial Behavior in adults. In D.M. Stoff, J. Breiling, J.D. Masser (a cura di), Handbook of Antisocial Behavior. New York: Wiley & Sons.
Lynam, D.R. e Moffit, T.E. (1995). Delinquency and Impulsivity and IQ: A Reply to Block. Journal of Abnormal Psychology, 104 (2), 399-401.
Nader, K., Bechara, A. e Van der Kooy, D. (1997). Neurobiological constraints on behavioral models of motivation. Annual Review of Psychology, 48, 85-114.
Ponti, G. e Fornari, U. (1995). Il fascino del male. Raffaello Cortina, Milano.
Rahman, S., Sahakian, B.J., Cardinal, R.N., Rogers, R.D. e Robbins, T.W. (2001). Decision-making and Neurospychiatry. Trends in Cognitive Sciences, 5 (6), 271-277.
Raven, J.C. (1938). Standard Progressive Matrices: Sets A, B, C, D and E. Giunti O.S. Organizzazioni Speciali, Firenze.
Rolls, E.T. O'Doherty, J., Kringelbach, M.L., Hornak, J. e Andrews, C. (2001). Abstract reward and punishment representations in the human orbitofrontal cortex. Nature Neuroscience, 4 (1), 95-96.
Saver, J.L. e Damasio, A.R. (1991). Preserved Access and Processing of Social Knowledge in a Patient with Acquired Sociopathy due to Ventromedial Frontal damage. Neuropsychologia, 29 (12), 1241-1249.
Schneider, K. (2005). Psicopatologia Clinica, XIV edizione tedesca, IV italiana. Giovanni Fioriti Editore, Roma.
Smith, S.S., Arnett, P.A. e Newman, J.P. (1992). Neuropsychological Differentiation of Psychopathic and Nonpsychopathic Criminal Offenders. Personal and Individual Differences, 13 (11), 1233-1243.
Smith, G.T., Fischer, S. e Fister, S.M. (2003). Incremental validity principles in test construction. Psychological Assessment, 15, 467-477.
Stuss, D.T., Gallup, G.G., Alexander, M.P. e Gallup, J. (2001). The frontal lobes are necessary for "theory of mind". Brain, 124, 279-286.
Valseschini, S. e Del Ton, F. (1994). Le Matrici di Raven 38. Giunti O.S. Organizzazioni Speciali, Firenze.
Widiger, T.A. e Corbitt, E.M. (1997). Comorbidity of Antisocial Personality Disorder With Other Personality Disorder. In D.M. Stoff, S. Breiling e S.D. Masser (a cura di), Handbook of Antisocial Behavior. Wiley & Sons.

I link sono stati apposti dalla Redazione; i siti cui essi rimandano erano in atto al momento della pubblicazione dell'articolo.

ITEMS la newsletter del testing Psicologico  
Registrazione Tribunale di Firenze n° 5514 del 6 settembre 2006  
ISSN: 1970-0466