Disturbi di personalità: dalla diagnosi descrittiva a quella strutturale

Emanuele Preti,  Antonio Prunas,  Irene Sarno

Gli Autori sono tra i soci fondatori del Personality Disorder Lab, un’associazione scientifica dotata di un Centro clinico, che ha come obiettivi la cura, la ricerca, la formazione sui disturbi di personalità.

 

In questo contributo si desidera illustrare come, nella valutazione clinica dell'assetto di personalità di un paziente, una prospettiva descrittiva del profilo di personalità (come quella offerta dal sistema di classificazione DSM) e una valutazione strutturale di matrice psicodinamica possano essere proficuamente utilizzate in senso complementare, al fine di poter formulare una più accurata indicazione alla terapia.

 

Il caso

La consultazione diagnostica è stata richiesta al fine di elaborare un piano di trattamento per un disturbo da uso di sostanze.
Il paziente, L., è un uomo di 43 anni, padre di due figli maschi che da tre anni sono affidati in maniera esclusiva all'ex compagna.
L. da ormai otto anni non svolge più alcun tipo di attività lavorativa e viene mantenuto dalla famiglia d'origine, alla quale non mancano le risorse economiche. Sin dalla tarda adolescenza, L. ha iniziato ad abusare di diverse sostanze (principalmente cannabis e cocaina). Negli ultimi quindici anni, tuttavia, la dipendenza da cocaina ha assunto una dimensione distruttiva, portando L. a perdere il lavoro, la compagna e la possibilità di vivere con i figli. Nell'ultimo anno la situazione di abuso si è ulteriormente aggravata e L., nell'occasione dell'interruzione dell'ennesima relazione considerata come "la migliore" della propria vita, ha tentato il suicidio con un cocktail di sostanze e psicofarmaci. Dopo l'ingestione ha immediatamente chiamato la sua famiglia per chiedere aiuto e il pericolo è rientrato. Quest'ultimo episodio ha convinto L. - anche su insistenza dei suoi familiari - a richiedere l'attuale consulto. Al paziente sono state somministrate le interviste SCID-II e STIPO.

SCID-II e STIPO

La Structured Clinical Interview for Axis II Disorders (SCID-II; First et al., 1997; Mazzi et al., 2003) è un'intervista clinica finalizzata alla rilevazione dei principali quadri clinici di Asse II - DSM-IV (APA, 1994). L'intervista è preceduta da un questionario autosomministrato che permette di eseguire uno screening preliminare degli item che verranno poi approfonditamente indagati nel corso dell'intervista stessa. Lo strumento consente sia una valutazione categoriale (presenza/assenza di ciascun quadro clinico di Asse II) che dimensionale (numero di criteri soddisfatti a prescindere dalla possibilità di formulare una diagnosi) dei disturbi di personalità.
La Structured Interview of Personality Organization (STIPO; Stern et al., 2010) è un'intervista semistrutturata per la valutazione della struttura di personalità secondo il modello di Kernberg (1984; Kernberg e Caligor, 1995). L'intervista è composta da 100 item ai quali l'intervistatore attribuisce un punteggio da 0 a 2 ("0"= Assenza del tratto; "1"= Presenza del tratto con impatto minore sul funzionamento; "2"= Presenza del tratto con significativo impatto sul funzionamento). Gli item sono suddivisi in sette scale che valutano i tre domini centrali per la valutazione dell'organizzazione di personalità (diffusione dell'identità, meccanismi di difesa primitivi, esame di realtà) e quattro domini accessori (relazioni oggettuali, coping, aggressività, valori morali). Oltre al punteggio ai singoli item, all'intervistatore è richiesto di attribuire un punteggio clinico su una scala da 1 a 5 (dove "1" corrisponde alla minima gravità e "5" alla gravità massima) al termine di ognuna delle sette sezioni. L'esplorazione dei vari domini procede sia attraverso l'analisi degli aspetti comportamentali sia rispetto alla valutazione del mondo interno del paziente. In questo aspetto la STIPO differisce in maniera sostanziale dalle valutazioni DSM-oriented e risente della sua impostazione teorica, nella convinzione che la sola componente fenomenologica - ad esempio, la professione del paziente o il suo comportamento interpersonale - non accompagnata da informazioni sull'esperienza interiore del paziente, si riveli insufficiente, dal momento che lo stesso comportamento può assumere differenti significati in individui diversi.

   
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Emanuele Preti

Psicologo, dottore di ricerca in Psicologia sociale, cognitiva e clinica, collabora all’attività didattica dei corsi di Psicologia clinica e Psicopatologia generale e dell’età evolutiva presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. La sua attività di ricerca si concentra principalmente sull’assessment e sulla terapia dei disturbi di personalità.

emanuele.preti@unimib.it

   
 

Antonio Prunas

Psicologo, psicologo, dottore di ricerca in Psicologia clinica, specialista in Psicologia clinica e psicoterapeuta, è ricercatore di Psicologia clinica presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca dove insegna Psicopatologia generale e dell’età evolutiva. I suoi interessi principali riguardano l’assessment della personalità patologica, i disturbi da uso di sostanze e il disturbo dell’identità di genere.

antonio.prunas@unimib.it

   
 

Irene Sarno

Psicologa clinica, psicologa clinica, psicoterapeuta e dottore di ricerca in Psicologia clinica, opera presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e collabora all’attività didattica per i corsi di Psicologia clinica e di Psicopatologia generale e dell’età evolutiva. I suoi interessi principali riguardano l’assessment, i disturbi di personalità, i comportamenti autolesivi, le pratiche di modificazione del corpo e la psicopatologia evolutiva.

irene.sarno@unimib.it

   
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